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20 Dicembre 2023

ZIMOUN - VILLA MANIN PER L’ARTE CONTEMPORANEA

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Siamo orgogliosi di aver partecipato fornendo il materiale, le scatole, di tutte le installazioni in cartone.

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Sperimentatore, visionario, creatore di suoni. Villa Manin presenta l’artista svizzero Zimoun (Berna, 1977) autore di installazioni visive e sonore dal fascino ipnotico. 
Zimoun mette in relazione i materiali più semplici, in primo luogo scatole di cartone delle più diverse dimensioni, con l’architettura della villa, con le sue decorazioni, con gli affreschi alle pareti. A Villa Manin dove nove grandi opere occupano altrettante sale e il dialogo fra opera e luogo è tanto più sorprendente poiché si svolge fra antico e moderno, fastoso e semplice, fra ciò che è stato realizzato per durare nei secoli e materiali che, al contrario, associamo all’idea della deperibilità, dell’usa e getta e cui abitualmente non diamo valore. 
Le opere di Zimoun sono in contrasto con il carattere statico dell’architettura. Esse si compongono infatti di elementi mobili e danno vita a grandi organismi viventi che ci incantano tanto per la dinamica dei movimenti che per i suoni che producono. Le decorazioni della dimora di Passariano sono caratterizzate sia da forme geometriche che trovano un rimando negli elementi ripetitivi delle installazioni che da profili sinuosi e colori che contrastano con il carattere seriale delle creazioni dell’artista e con i colori trattenuti del cartone, del metallo, del legno e degli altri materiali utilizzati.
Le creazioni cinetiche di Zimoun sono anche, o prima di tutto, grandi strumenti acustici. Ognuna delle opere si compone di elementi modulari che, azionati da motori elettrici, producono rumori o ritmi ricorrenti. Le installazioni così realizzate sono in bilico fra creazione naturale e invenzione dell’ingegno, fra studio e caso, fra geometria e astrazione. Le opere appaiono come affascinanti creature tanto che chi le osserva è indotto a cercare il principio logico che ne governa il funzionamento come si trovasse di fronte a un nuovo fenomeno della natura. Esse dialogano infatti non solo con l’architettura, ma anche con la natura del grande parco che si distende oltre le finestre e con i suoi suoni. I battiti, i ronzii, le pulsazioni e i ticchettii prodotti dalle installazioni si confondono con i rumori provenienti dall’esterno: i cinguettii degli uccelli, il frinire delle cicale, il fruscio del vento, il tambureggiare della pioggia.
Ma i rumori prodotti dalle opere richiamano anche ricordi personali, evocano associazioni alla vita e alle esperienze di ognuno: il cigolio di una ruota, il rumore della macchina da cucire della nonna, un ritmo musicale che si percepisce poi si dissolve. Il dialogo non è dunque solo con la villa e il suo parco, ma anche con gli stessi visitatori che, anziché spettatori passivi, sono chiamati a contribuire alle invenzioni dell’artista arricchendole con le proprie memorie e le proprie impressioni.
A dispetto di quanto si potrebbe pensare di primo acchito, l’aspetto sonoro non è accessorio o accidentale nell’opera di Zimoun. Prima ancora che al movimento delle opere l’artista è infatti interessato ai rumori che esse producono. Esse si muovono per produrre rumori, non producono rumori poiché si muovono.
La ricerca di Zimoun si sviluppa infatti a partire dalla musica elettronica e dalla sperimentazione sonora. I battiti, gli sfregamenti, i cigolii prodotti da materiali diversi sono per Zimoun occasioni di indagine sugli oggetti, sull’effetto delle loro interazioni e sulla loro capacità di generare suggestioni, stimolare interpretazioni e, come si diceva, evocare ricordi. 
Per l’artista le opere non hanno un significato definito, non “vogliono dire” qualcosa: vogliono indurre chi le osserva e le ascolta a proporre significati sempre nuovi suggeriti dalle loro forme, dalle relazioni con il contesto e con il vissuto di chi le osserva. 
L’opera dell’artista può essere infatti interpretata molti punti di vista diversi: per uno storico dell’arte l’associazione più immediata è con l’arte cinetica degli anni Sessanta e Settanta. A un frequentatore di concerti le pile di grandi scatole di cartone ricorderanno i muri di amplificatori Marshall che contraddistinguono le performance dei gruppi rock.
Tenuto conto della provenienza svizzera di Zimoun si è tentati ancora di associare gli elementi meccanici, sempre ben evidenti nelle opere, a meccanismi a orologeria, la cui funzione è qui tuttavia ironicamente contraddetta: i moduli di ogni opera battono un tempo volutamente diverso e sovvertono ironicamente la puntualità e la precisione che si associamo all’immagine della Svizzera.
Ancora, le opere dell’artista richiamano, nella scelta del cartone, del legno, del metallo, la necessità sempre più presente di riciclaggio e rivalutazione di ciò che è richiede grandi risorse per essere prodotto e che può essere proficuamente riciclato.
Gli spunti di interpretazione sono numerosi, e non si esauriscono con quelli qui citati. L’invito è per tutti dunque, adulti e bambini, ad osservare e ascoltare senza pregiudizi e senza soggezione opere che sono pensate non per essere studiate, ma per parlare alla sensibilità di ognuno.

Guido Comis

 

Orari
La mostra è stata aperta Sabato 28 Ottobre 2023 e sarà visitabile fino a Domenica 17 Marzo 2024 
da martedì a domenica 10.00 -19.00 
Il lunedì chiuso

 

Aperture straordinarie:

domenica 24 dicembre fino alle 14.00

martedì 26 dicembre

martedì 31 dicembre fino alle 14.00

lunedì 1 gennaio

domenica 6 gennaio 2023
www.villamanin.it

POR FESR 2014 2020