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27 Luglio 2020

LA SPLENDIDA E VIVACE VAL SAISERA

DALLA VALCANALE di Raimondo Domenig

 

C’è in Valcanale, nell’alta valle del Fella, un sito conosciuto e frequentato da molti appassionati di montagna per le sue multiformi e interessanti caratteristiche in tutte le stagioni dell’anno. Si chiama Val Saisera. In un documento del 1700 è chiamata Saissara, quando detta valle laterale era in contestazione tra la Signoria dei vescovi di Bamberga (Germania) e la repubblica di Venezia. Illustrazioni dell’epoca ne indicano chiaramente i punti caldi. Ricchi carteggi ne provano la sua importanza nei secoli passati soprattutto per i suoi preziosi pascoli e boschi. I monti che la chiudono in un abbraccio serrato sono le Alpi Giulie con i rilievi: Monte Lussari, Cima dei Cacciatori, Jôf Fuart e Montasio e nella catena dei monti di Malborghetto lo Jôf di Miezegnot. Cime tra i 1800 e 2800 sono i giganti che la proteggono in una conca che in tempi lontanissimi sarebbe stato un lago alpino. Il toponimo deriverebbe infatti da un’espressione slava che significa “dietro al lago”. 
Quanto rimane è solo un bianco ghiaione che accompagna a valle le acque di nevaio nell’omonimo torrente.
La valle si estende lungo l’asse nord-sud ed ha un clima particolare. È molto più fresca della valle principale d’estate di almeno 4-5 gradi, mentre d’inverno è freddissima e diventa un vero e proprio paradiso per chi pratica lo sci di fondo. Alla disciplina provvede con battitura e, se necessario, con impianti di innevamento il Comune di Malborghetto-Valbruna. L’incanto del paesaggio soprattutto nei mesi di tardo inverno è davvero unico per l’aria divenuta mite che assicura benessere agli amanti di questo sport adatto a tutte le età. Le piste sono omologate per gare di livello. Su di esse si sviluppa nelle altre stagioni un reticolo importante di strade, stradine e sentieri rilassanti per ogni età. 
La primavera apre i suo battenti in Val Saisera per escursioni in boschi misti di abeti, faggi, pini mughi e piante di ginepro. La tarda primavera è caratterizzata dall’ormai accreditata e consolidata manifestazione di “Risonanze”, quando i boschi risuonano degli strumenti di solisti, gruppi e orchestre che a giugno ne conferiscono un tocco internazionale, a celebrare un apposito tracciato di preziosi ed eleganti abeti di risonanza, un unicum di piante che diventano nel corso del tempo rinomati strumenti a corda. 
L’estate si caratterizza per la sua frescura e per le escursioni in alta montagna dai tre lati, est-nord-ovest, con decine di tracciati verso i siti e le alture, alle strutture del monte Lussari, ai rifugi Grego e Pellarini e per il passaggio al di là, sul lato sud, alla rinomata malga del Montasio, dove fischiano le marmotte e pascolano i bovini. In valle operano durante l’anno le strutture ricettive dell’agriturismo Prati Oitzinger, la trattoria Jôf di Montasio (da Martinz), il rinnovato villaggio turistico nell’ex polveriera, e in sella il rifugio Fratelli Grego. È anche presente il parco tematico della Grande Guerra, Abschnitt Saisera. 
Strutture al servizio degli ospiti si trovano a valle, subito dopo il cimitero militare, dove il Comune accanto a un piccolo ristoro ha creato, in posizione paesaggistica invidiabile, un ampio spazio per caravan e roulotte.
L’autunno con i suoi variopinti colori invoglia ancora alle vette; è la stagione più adatta per le imprese alpinistiche. Ma è il tempo anche per frequentare i luoghi di rimembranza, come il cimitero militare austro-ungarico, dove sono sepolti militari austriaci e italiani della prima guerra mondiale. Essi vengono ricordati il 4 novembre dal Comune, dall’ANA e dalla Croce Nera austriaca.
In fondo alla valle c’è pure la cappella Florit, allestita dai genitori di Laura, perita in un incidente stradale negli anni '60 del Novecento, presso la quale si svolge all’inizio dell’estate un frequentatissimo raduno alpino dell’ANA di Malborghetto. Non lontano si trova il cippo in ricordo del famoso scrittore di montagna Julius Kugy. 
La valle e il paese di Valbruna, che ne chiude l’entrata a nord, hanno assunto molto interesse e notorietà negli anni 1920-40.
Non va poi dimenticato che la valle ha avuto un suo ruolo importante nella prima guerra mondiale, quando era occupata dalle truppe austriache e poi, durante e dopo il secondo conflitto mondiale, come luogo scelto per le esercitazioni delle truppe americane e poi italiane stanziate in zona.
Un tempo la val Saisera era soprattutto un privilegiato luogo di caccia e anche di bracconaggio. 
Qui c’era il sito preferito di caccia al camoscio del re Federico Augusto di Sassonia. Si racconta come gli abitanti della Val Dogna, che confina a ovest con la valle, frequentassero con regolare consuetudine il santuario del Lussari, non solamente per devozione alla Madonna, ma con ben altri scopi. Al rientro a casa, oltre il passo di Somdogna, la devozione dell’andata si trasformava in una rumorosa battuta di caccia, con gruppi di uomini, donne e bambini che a ventaglio spingevano in alto i camosci per dar modo ai cecchini, appostati sul passo, di fare un copioso bottino di selvaggina. 
Tutto ciò venne a cessare con l’attivazione della linea ferroviaria negli anni '80 dell'Ottocento, a seguito della quale i dognesi giungevano in valle non più a piedi, ma esclusivamente in treno.

 

 

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