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foto 3 A sinistra edificio forno fusorio Pierabech copia
15 Settembre 2018

Il metallo prezioso del monte Avanza

VIAGGIO NELLE MERAVIGLIE NASCOSTE DEL FRIULI di Roberto Zucchini

Oltrepassando Forni Avoltri e arrivati a Pierabech, alla colonia di “San Marco”, s’iniziano a notare antichi manufatti che facevano parte dei forni fusori posti in questa località. L’altare all’aperto è costituito da una roccia utilizzata per realizzare una bocca del forno fusorio, e un’altra è posta all’interno dell’edificio principale per costituire un caminetto.
Era il gennaio del 778 quando il duca Franco Masselio donava al Monastero di Sesto al Reghena, in suffragio dell’anima del re Carlo, la villa di Forni Avoltri con tutte le pertinenze compreso lo sfruttamento di ferro e rame. Probabilmente l’attività estrattiva era già in corso perché fa riferimento al rame che è il principale prodotto della miniera del Monte Avanza, anche se si otteneva come sottoprodotto un’importante metallo utilizzato per il conio: l’argento. E’ per questo metallo che si sono concentrati tutti gli sforzi dei minatori che cercavano lauti profitti.
Risalendo il sentiero che costeggia il rio di Avanza, si giunge alle rovine “i Pestons”, in questa località avveniva la frantumazione del minerale mediante pistoni, questi avevano la funzione di frantumare il minerale già selezionato e renderlo in polvere per i successivi trattamenti. I pistoni erano in legno con la testa in metallo ed erano mossi dalla forza idraulica del rio di Avanza.
Proseguendo il sentiero si arriva al piazzale Miniere dell’Avanza, dove si vedono gli edifici costruiti per il ricovero dei minatori e dei materiali. Ancor prima di arrivare al piazzale è presente, e ben evidente, la galleria Biringuccio realizzata alla fine del XIX secolo e intitolata a uno dei massimi esperti senesi di metallurgia e che nel 1507 fu direttore della miniera argentifera del Monte Avanza.
Nel suo celebre trattato, stampato postumo, De la pirotechnia, ricorda la sua esperienza: “(...) in fra le altre miniere del monte Avanza dove io ancora già intervenni in compagnia di certi gentilhuomini a farne lavorare una più tempo (...) perché teneva 3 oncie, e meza d’argento per ogni cento di minera: e certo ne haveressimo tratto buon frutto, se la fortuna in quei tempi non havesse suscitato una guerra fra Massimiliano Imperatore, e li Signori Venetiani, qual sè, che quelli luoghi del Friuli, e della Carnia, non si potevano habitare, e così ci costrinse ad abbandonare l’impresa nostra (...)”.
Nel 1508, a causa della guerra, la miniera dell’Avanza fu chiusa e il Biringuccio dopo un soggiorno a Milano tornò a Siena.
Alle pendici del Monte Avanza si aprivano degli scavi a cielo aperto e i minatori seguivano le masse mineralizzate dentro la dura roccia calcarea devoniana con un’età di circa 360 milioni di anni fa. Dopo furono costruite gallerie che interessavano le rocce poco compatte e più recenti della Formazione del Flysch dell’Hochwipfel che ricoprivano il massiccio devonico dell’Avanza per arrivare al contatto con i calcari devonici dove si concentravano le masse mineralizzate. I lavori montanistici dovevano aver sconvolto la montagna, del resto gran parte dei manufatti era realizzato in legno e quindi si assisteva a uno scempio dei boschi il cui legname forniva anche il carbone utile alla fusione del metallo.
L’inquinamento dei rii, i fumi tossici dei forni e il depauperamento dei boschi crearono conflitti fra i valligiani e i minatori. La Repubblica Veneta decise quindi di regolamentare l’attività mineraria emanando il 13 maggio del 1488 ed esteso a tutto il Dominio Veneto, un codice “Capitoli et Ordini Minerali”. Le norme contenute in questi capitoli sono particolarmente importanti perché toccano quasi tutti gli aspetti dell'attività mineraria, dalle investiture all'organizzazione delle compagnie. Documenti che testimoniano l’applicazione del codice riportano la data del 22 giugno del 1507 quando viene riconosciuta l’investitura di un legittimo proprietario la cui miniera gli era stata sottratta da due tedeschi. Il 2 dicembre dell’anno 1502 si parla in un atto di compravendita della fossa dei quattordici martiri. Probabilmente la denominazione fa riferimento a un disastro minerario avvenuto non rispettando il codice che recita: che le buse siano ben armate affinché i lavoratori possano lavorare senza paura.
Tutte le gallerie sono state ampliate in epoca moderna e hanno perso la loro tipica morfologia a ogiva. Due sono le gallerie che possiamo definire antiche e presumibilmente del Basso Medioevo, presso la cengia del Sole, dove si può osservare un abbozzo di galleria medioevale abbandonata a causa dell’assenza di minerali e la galleria definita “antica” da C. Marinoni impostata su una faglia che ha reso facilmente aggredibile la roccia contenente minerali di rame e argento.
I lavori estrattivi iniziati sotto la dominazione dei Franchi continuarono con il Patriarcato di Aquileia e si intensificarono sotto il dominio delle Repubblica Veneta. Molti documenti attestano uno sfruttamento che è continuato fino alla metà del '600 e forse oltre. Seguirà un periodo di abbandono fino ai primi dell'800 quando fu riscoperta, ma bisogna aspettare la metà del secolo perché si dia luogo ad importanti lavori di ricerca e sfruttamento che iniziati sotto il Governo austriaco, continuarono sotto quello italiano dopo l'annessione del Friuli al Regno d’Italia. La chiusura definitiva della miniera avvenne alla fine della Seconda Guerra Mondiale.
Il minerale estratto, la tetraedrite, è un solfosale di rame contenente una discreta quantità di argento. Il trattamento metallurgico, descritto alla fine dell’800 consisteva nella cernita del minerale estratto allo sbocco della galleria Q. Sella, poi con uno scaricatore di legno era inviato fino alla località Pistons dove subiva il processo di polverizzazione e successivamente torrefatto nei forni a riverbero a Pierabech.
Di un’attività estrattiva più che millenaria ben poco rimane. Il tempo e gli uomini hanno cancellato gran parte degli antichi manufatti e la testimonianza di un’attività che ha condizionato per molto tempo la vita degli abitanti è impressa nello stemma del Comune di Forni Avoltri.

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