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25 Marzo 2019

C’era una volta… il Treno ad Aquileia

DOVE OGGI C'È LA CICLABILE di Guglielmo Donzella

In una soleggiata domenica o al raggiungimento della terza classe elementare, quando a scuola si comincia a studiare la storia degli antichi romani, arriva il momento in cui si prova il desiderio di visitare Aquileia. Per prima cosa si inizia col percorrere la Via Sacra in direzione della grande Basilica Patriarcale quando, alla fine dei diritti filari di cipressi, la stradina piega leggermente verso destra e gli alberi cedono il luogo a una breve radura erbosa percorsa da binari ferroviari in evidente stato di abbandono.
Alla vista di quei rugginosi reperti, ma anche di un cartello con scritto “Via Stazione” dai bambini può partire un entusiastico e ingenuo: “Ecco il treno dei Romani, il treno dei Romani!”.
In verità, invece, ci si trova tra le rotaie della dismessa linea ferroviaria Cervignano-Aquileia-Belvedere. Ma perché e quando fu costruita questa breve linea ferroviaria e com’è sopravvissuta pressoché intatta ai molti decenni di abbandono e di oblio?
Alla fine dell’ottocento Grado, che allora faceva parte dell’Impero Asburgico, si avviava alla nascente vocazione turistica. La situazione dei collegamenti era però inadeguata e ben presto si rivelò insufficiente alle accresciute esigenze dell’Isola, che andava assumendo una fisionomia e un ruolo moderni.
Un turista che dal cuore dell’Impero avesse voluto raggiungere Grado per un periodo di villeggiatura doveva scendere a Villa Vicentina, stazione ferroviaria più usata fino al 1910; da qui poi montava in diligenza per raggiungere Belvedere dove, ad attendere i viaggiatori, c’erano i vaporetti «Cesare», «Grado» e «Belvedere» che effettuavano servizio misto: passeggeri e merci.
Dal 1896 entrò in funzione un nuovo collegamento tra la terraferma e Grado, con una linea di natanti a vapore che partiva dal porto fluviale di Aquileia navigando lungo il Natissa e, attraversando la laguna, giungeva finalmente alla meta tanto desiderata…
Fu così che si decise di costruire un ramo ferroviario che, partendo dalla stazione di Cervignano, arrivasse fino a Grado.
Della posa dei binari se ne prese cura l’Imperial Regia Società Ferroviaria Friulana. La ferrovia faceva parte di un complesso di linee costruite a cavallo del secolo da società private lungo la dorsale Venezia-Trieste. Da Belvedere venne inoltre scavato un nuovo canale e con il materiale di scavo si realizzò un terrapieno destinato ad accogliere, più tardi, la strada Belvedere Grado.  
La strada ferrata si arrestò poco dopo la stazione di Belvedere, rasentando un pontile in legno su cui attraccavano i navigli diretti all’isola.
Erano tre i vaporetti che collegavano Grado a Belvedere: il «Nibbio», l’«Irma» e il «Beleno». Dalle iniziali di questi natanti fu ricavato il nome della nuova società armatrice: N.I.B.
La linea che collegava Cervignano con Belvedere, lunga 12,326 chilometri e che aveva il proprio capolinea al Pontile per Grado, fu inaugurata sabato 16 luglio 1910 e restò in funzione fino quasi agli anni Cinquanta. Costruita su un unico binario, la linea poteva contare su quattro stazioni: quella di partenza, Cervignano, Terzo (km 4), Aquileia
(km 7) Belvedere (km 11 + 389) e Pontile di Grado (km 12 + 326) dove i treni si fermavano per invertire il senso di marcia.
I fabbricati erano costruiti secondo uno stile architettonico elegante e di indubbia originalità stilistica, con la presenza di torrette e corpi di varia forma.
Al capolinea del Pontile per Grado, dove esiste ancora il terminale, non c’era nessun fabbricato, ma solo una passerella che conduceva all’imbarco del vaporetto per Grado.
La nuova linea veniva generalmente percorsa da treni misti, composti contemporaneamente da carrozze passeggeri e vagoni merci e non mancarono, purtroppo, incidenti mortali causa l’assenza di passaggi a livello.
Negli anni immediatamente precedenti la Grande Guerra la frequentazione turistica delle spiagge gradesi aumentò notevolmente nel periodo estivo, tanto che nella composizione dei treni che, partendo dal cuore dell’Impero erano diretti verso Grado, vennero inserite delle carrozze letto.
A seguito degli eventi della Prima Guerra Mondiale che portarono questi territori sotto la corona sabauda, le linee gestite dall’allora società Ferrovia Friulana vennero espropriate dalle italiane Ferrovie dello Stato, senza contropartita alcuna.
Come conseguenza dei nuovi confini, la linea Portogruaro-Monfalcone divenne la dorsale di grande traffico, mentre i collegamenti da Udine vennero considerati linee secondarie e il raccordo per Portogruaro e la linea per Grado decaddero progressivamente.
Abbandonata, ma non distrutta, fu riutilizzata durante la seconda guerra mondiale, date le restrizioni di combustibili per autoservizi.
Nonostante ciò la breve linea ferroviaria e, soprattutto, la sua stazione intermedia, Aquileia, vissero il loro momento di maggiore gloria nel 1921, grazie ad un avvenimento di portata nazionale.
La Grande Guerra era finita da appena tre anni e aveva determinato la scomparsa di quattro grandi Imperi, rivoluzionando in maniera radicale l’assetto politico e sociale dell’Europa.
Per ricordare il valore spezzato di tante vite umane si decise di commemorare il 28 Ottobre 1921, con una solenne cerimonia celebrata nella Basilica di Aquileia, la scelta della salma (tra undici) di un milite ignoto caduto lungo il fronte orientale italiano.
Il feretro, prescelto da una madre, Maria Bergamas, dopo una commovente cerimonia fu ricoperto dal tricolore e, deposto sopra un affusto di cannone, venne trasportato alla stazione ferroviaria di Aquileia.
Il 29 ottobre la salma venne caricata sul treno espressamente allestito per il viaggio fino a Roma per essere infine tumulata nel sacello appositamente disposto al Vittoriano, l’Altare della Patria.
Come accennato prima, la ferrovia venne utilizzata fino agli anni cinquanta per cadere, poi, in completo abbandono e non accenneremo ai nostri lettori le infinite dispute che ne seguirono tra lo Stato italiano, austriaco e con i legittimi proprietari privati della linea.
Da qualche anno, vista anche la sua posizione strategica, su quella ferrovia finalmente è stata realizzata una panoramica pista ciclabile, tratto finale della ciclovia “Alpe Adria” che collega Salisburgo a Grado.  
Per la gioia di tantissimi turisti che scelgono questi luoghi per le bellezze del paesaggio e l’importanza della storia che qui abbonda nei monumenti e reperti archeologici oggi è possibile percorrerla in tranquillità con la consapevolezza di respirare l’atmosfera di un tempo e la modernità del presente.

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