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12 Aprile 2018

At a chain supermarket

Una umida minimalista storia del gennaio 2018

UN FRIÛL PÔC FURLAN A CURA DI ENOS COSTANTINI

 

Fuori ci sono due ragazzine assai obese con anello al naso che fumano, forse fumano per dimagrire. Per comunicare urlettano e squittiscono. The Fat Squirrel, sarà il titolo di una commedia americana, non so. Mentre si spalancano per me le sliding doors (o erano revolving doors? non ricordo) mi chiedo perché si mettano quegli indumenti così stretti, soprattutto sulle parti prossimali degli arti inferiori, per porre in evidenza quanto hanno di sformato. Penso alle forme artistiche dei suini, al confronto. Si entra, come in tutti questi ambienti, dal reparto frutta. Adocchio un signore che palpa fortemente tutte le arance, tutte, e non ha il guanto igienico d’ordinanza. Resto allocchito dallo spettacolo. Lui si accorge che lo guardo, ma chi se ne frega. Vengo distratto da una signora che dice all’altra - Sarò ignorante, ma “re” e “imperatore” non è la stessa cosa? - - Non è proprio la stessa cosa - dice l’altra. Con la coda dell’occhio seguo il palparance e con la coda dell’orecchio il discorso delle due signore, giovanili. Il primo si è spostato sulle banane e le palpa tutte; che gusto ci sia dopo le arance può saperlo solo lui. Ecco, la figlia dell’una aveva scritto “re” al posto di “imperatore” in un compito in classe ed è stata corretta dal professore; l’altra, che dev’essere insegnante, dice che non è gravissimo e dà consigli di studio. La prima dice che è tutta colpa degli insegnanti che cambiano sempre. Il palpabanane continua imperterrito, duro e puro, duro al pezzo, e di banane ne ha a iosa da palparne. Mi chiedo che cosa possa sapere la prima di Vittorio Emanuele III che era re e imperatore, di quanti morti abbiano fatto lui e Mussolini. Già, dei morti del passato non gliene frega niente a nessuno, non saprà neanche che i treni andavano in orario e che con la guerra di Grecia abbiamo perso un pezzo di Albania. Morti tanti, ma è colpa degli insegnanti che cambiano sempre. Nauseato vado per la mia strada. Un ruf di polenta. Sono solo e non ho voglia di stare a farla. Prendo la Socchievina prodotta da un mio ex allievo; mi fido ed è la meglio che si trova in questi ambienti. Il ruf è nella plastica, d’accordo. Per un ruf di polenta devo inquinare sempiternamente l’universomondo. I Savoia, già. Ho imparato a leggere nel tardo autunno del 1955 e così sapevo tutto dei Savoia: mio nonno comprava un settimanale, credo fosse “Oggi”, che sciorinava tutte le puzze dei Savoia. Un giorno mi scappò di parlarne col maestro il quale si lasciò scappare un “puzzoni” e corse da mio padre per farmi abbonare a “Selezione dello Scolaro” che – disse – era una lettura più adatta per me. Gliene sono tuttora grato. Che, poi, i giovani dovessero farsi mitragliare al grido di una regione francese mi parve sempre strano; come se i soldati di Rommel sfondassero a Caporetto urlando “Romagna!”. Raoul Casadei non era ancora nato. Anzi sarebbe nato vent’anni dopo. Alla cassa guardo un signore alto che vorrebbe incutere autorevolezza, ma non ci riesce; in compenso mette la roba nella sua borsa con una lentezza, una meticolosità, una pignoleria per gli spazi borsistici che innervosisce chi è in coda. Noi dobbiamo correre perché dobbiamo stressarci, diamine, se no che vita è? La cassiera è carina come mi pare sia sempre nei romanzi, nei fotoromanzi del tempo che fu e nei film. Mestiere poco gratificante suppongo. Esco dalle revolving (o sliding?) doors la cui cinetica per me è un mistero e al posto delle due ragazzine ipertrofiche vi sono due giovani maschi alti e magri con barba. Fumano, maledizione, ma parlano sottovoce e, apparentemente, di cose serie. Sarò maschilista, ma l’impressione all’uscita è migliore di quella all’entrata. I cannibali delle barzellette anni Cinquanta avevano l’anello al naso, un mestolo in mano e un esploratore bianco nel pentolone. Talvolta una sveglia sul petto. L’anello al naso era segno di inciviltà, la sveglia era segno del progresso portato dall’uomo bianco. Giornata umida; butto il ruf sul sedile, tanto è nella plastica, e parto dal Despar il 23 di gennaio del 2018, verso le 12 e trenta. Quante cose si vedono in questa vita. P.S. Il lettore riceverà questo Scatolino a elezioni politiche avvenute. Non cambia nulla. Non possiamo votare il consiglio di amministrazione della Nestlé o della Monsanto o della Bce, o del Fmi o della Goldman Sachs. Per il resto dobbiamo contentarci, ed è preciso nostro dovere, di eleggere gli amministratori delle briciole. Più piccole sono le briciole e più si litiga. Vittorio Emanuele III, re e imperatore, posizionato tra due fasci in un francobollo del nostro passato tutt'altro che lontano.

 

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