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Alle origini del volo, Preone... e il suo mare!

Viaggio nelle meraviglie nascoste del Friuli

Viaggio nelle meraviglie nascoste del Friuli

Alle origini del volo, Preone... e il suo mare!

La scoperta dell’importanza paleontologica della Dolomia di Forni, che affiora estesamente nel versante meridionale dell’alta Val Tagliamento, è relativamente recente: le ricerche svolte negli ultimi decenni dal Museo Friulano di Storia Naturale di Udine, hanno fatto in particolare di Preone uno dei giacimenti fossiliferi più noti, grazie alla scoperta in loco, fra gli altri, dei resti dei più antichi rettili volanti conosciuti al mondo. Lo studio dei fossili rinvenuti ha permesso anche la ridefinizione delle caratteristiche paleoambientali e paleogeografiche dell’area a fine Triassico, più precisamente nel Norico, circa 210 milioni di anni fa. Il Friuli allora si trovava molto più a Sud rispetto ad oggi, il clima era tropicale, caldo e probabilmente arido; il mare basso di piattaforma si alternava a bacini marini profondi centinaia di metri: condizioni analoghe a quelle delle attuali Bahamas o del Golfo Persico. La presenza di rettili e piante terrestri nei depositi di bacino, l’origine non marina della sostanza organica presente nelle rocce, la scoperta di impronte di dinosauri nei livelli derivati dai sedimenti costieri, testimoniano l’emersione locale della piattaforma e la probabile esistenza di isole. I fossili rinvenuti nella Dolomia di Forni, soprattutto nella Valle del Rio Seazza a Preone, ma anche in altre località vicine, sono diverse migliaia e rappresentano oltre 70 specie diverse. I molluschi sono pochissimi, decisamente numerosi invece i crostacei. Anche i vegetali terrestri sono comuni, mentre i vertebrati (pesci e rettili), benché presenti, risultano più rari. L a D o l o m i a d i F o r n i s i è d e p o s i t a t a i n c o n d i z i o n i prevalentemente anossiche che hanno consentito la fossilizzazione di spoglie che, in ambienti normalmente ossigenati, sarebbero state distrutte. La mancanza di ossigeno al fondo, infatti, impedendo la presenza di predatori e necrofagi, ha favorito l a c o n s e r v a z i o n e e l a fossilizzazione di organismi particolarmente delicati (come ad esempio i crostacei). Resti di piante terrestri, quelle che crescevano sulle zone emerse, sono piuttosto frequenti in queste rocce e sono rappresentate essenzialmente da due tipologie distinte: rametti di conifere Affioramento dolomia di Forni a Preone (foto Muscio) Austriadactyus (foto d’archivio) Il crostaceo Dusa (foto d’archivio) Lo Scatolino - Basiliano - UD nr. 16| 2° Trimestre 2017 13 a foglia corta e “squamosa” e grandi foglie isolate, più o meno lunghe e strette. I crostacei decapodi, dallo scheletro esterno rigido ma poco mineralizzato, sono i fossili più comuni nella Dolomia di Forni, soprattutto con i “gamberi” Dusa, di gran lunga i più comuni. Glyphea , Glaessnericaris , Archaeopalinurus, Pseudocoleia e Rosenfeldia, più simili ad “aragoste”, vivevano presso il fondale; sono più frequenti nella zona ad W di Preone fino a Forni di Sopra dove le rocce si sono depositate più vicino al mare basso e l’acqua al fondo, ossigenata, c o n s e n t i v a la vita alle forme ben- t o n i c h e . Fra i crostacei sono presenti anche i piccoli tilacocefali. Come detto alcuni degli invertebrati generalmente comuni allo stato fossile sono rari o assenti nella Dolomia di Forni. I pesci risultano piuttosto differenziati. Si va dalle forme ridotte di pesci che vivevano in gruppo come le attuali sardine ad esemplari come Sargodon, lungo oltre 35 centimetri e dal un corpo appiattito, o ai pesci predatori rappresentati soprattutto dal longilineo Saurichthys e da Birgeria. Thoracopterus, invece, è un pesce volante caratterizzato da ampie pinne pettorali. La presenza di piccoli animali terrestri, finiti in acqua dopo la morte o annegati, è testimoniata da Megalancosaurus preonensis, un piccolo rettile arboricolo, da Longobardisaurus, un lucertolone dalla dentatura specializzata, e, soprattutto dagli soprattutto dagli pterosauri. Gli pterosauri - i “rettili volanti” - furono i primi vertebrati ad acquisire la capacità del volo attivo ed i rappresentanti più antichi sono proprio quelli rinvenuti in quest’area. Preondactylus buffarinii, basato sull’esemplare rinvenuto nel 1982 lungo la valle del Rio Seazza, è considerato lo pterosauro più primitivo tra quelli noti. Altre specie presenti sono Austriadactylus cristatus, affine a Preondactylus ma con una, sottile ma ampia, cresta sul cranio. La terza specie di pterosauro della Dolomia di Forni è Carnidactylus rosenfeldi, dall’apertura alare di circa 70 centimetri. Una masserella di ossa (calco esposto), identificata come un rigurgito gastrico, è forse attribuibile ad uno pterosauro. Questi reperti sono oggetto di studio da parte di specialisti di tutto il mondo: alcuni sono stati esposti recentemente a New York in una mostra dedicati proprio ai rettili volanti.

Giuseppe Muscio,

geologo direttore del Museo Friulano di Storia Naturale

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