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Un trittico di poemetti

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NELLE LIBRERIE di Umberto Valentinis

Lo Scatolificio Udinese srl è lieto di presentare un progetto editoriale che si sta sviluppando con il marchio di IGAB sas, azienda del Gruppo. È stata avviata la Collana “L’albero dello scoiattolo” con il primo libro: Aghes di Umberto Valentinis.
Aghes si presenta come un trittico, composto da due poemetti in friulano, con una prosa in italiano intercalata. Immagini fotografiche in bianco e nero di Roberto Cerretelli, di forte impatto visivo, accompagnano la parola scritta, al limitare tra le sezioni del testo.
L’acqua è l’elemento che permea le immagini e le unifica.
Nel primo dei due poemetti, “Corot par Domenia Marcuça”, il tema dell’acqua si mescola a quello della “morte per acqua” e in esso alla fine confluisce. Viene rievocata una ragazzetta di Cornino, “somersa dai Torento Taigiamento” mentre ritornava da una sagra. Il poeta ne aveva scoperta la lapide incastrata tra i massi di un muraglione, lungo una strada che scende verso le grave del “Taigiamento”: le parole decifrate sul sasso e il nome della “frute” avevano agito, e Domenica Marcuzzi “di ani 14” era risorta in poesia.
La prosa in italiano, “Il promontorio di Cornino”, è una evocazione di paesaggio. Le parole cercano di tradurre in immagini le impressioni che lo sguardo, ora lenticolare, a distanza ravvicinata; ora zenitale e a volo d’uccello, ha affidato alla memoria, al lavorio delle sue trasformazioni. Un breve rilievo petroso e selvoso, stretto tra il laghetto di Cornino e le grave dell’Aghe, introduce a un lembo di Friuli senza tempo, apparizione prossima a dissolversi, destinata a scomparire. Ricompare invece, per l’ultima volta, l’immagine della ragazzetta “somersa”, e il poeta è con lei che prende congedo dal luogo e dal tempo.
Il secondo poemetto in friulano, “Pal Puntiç”, è anch’esso una evocazione di paesaggio, che viene stimolata dall’immagine di un ponte antico, mirabilmente incastonato in un piccolo mondo di acque mutevoli, rapinose o immobili, di boschi, di massi muscosi franati, in bilico su forre anguste, di sentieri inerbiti che si perdono. Elementi autobiografici si mescolano a echi di storie remote o recenti. Anche qui, si dovrà ripetere: “et in Arcadia ego”. Ma domina, anche se sommessa, la voce della natura, che il poeta si sforza di percepire e di tradurre in parole che non le appartengono: che sono le uniche che il poeta può usare.

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