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Tutto accade in una serata di dicembre

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DALLA  VALCANALE di Raimondo Domenig

S. Nicolò e i Krampus sono figure della tradizione popolare rievocate annualmente, non solo in Valcanale, la sera del 5 dicembre. Rappresentano un binomio all’apparenza antitetico, efficacemente rappresentato nel periodo di carnevale in altre realtà paesane nei termini del “bianco e nero” del buono e del cattivo. Anche in questo caso si tratta di maschere simboliche, ma qui nelle figure di un santo e dei diavoli si riscontrano chiari riferimenti alla religione cattolica.
Le due sembianze si collocano in uno scenario particolare. Nella fattispecie l’atmosfera serale grigia e addormentata nell’inverno incipiente, ora sempre meno segnata dai fiocchi di neve, diventa improvvisamente spasmodica per l’arrivo, dal buio di una non specifica direzione, di un insolito corteo. È l’attesa di figure interpretate da singolari protagonisti. Nessuno, né giovane né vecchio, rimane indifferente a un evento intimo per il suo contenuto e nel contempo destinato all’intera comunità. Di anno in anno esso si ripropone con modalità consolidate e con codificate varianti riservate anche al pubblico accorso numerosissimo da lontano.
Per una piazza colma di gente è innanzitutto l’attesa nel freddo e nel buio di qualcosa che esiste solo nell’interpretazione di uomini mascherati, nella scenografia e nell’immaginazione collettiva. Più s’avvicina il momento dell’arrivo del corteo rumoroso e più l’attesa si fa spasmodica. Mamme e bambini si stringono in un abbraccio, ragazzi e ragazze si muovono impazienti, adulti e anziani in veste di spettatori attendono di assistere a uno spettacolo vecchio di centinaia di anni e pur sempre nuovo. L’happening si concretizza non solo lungo le vie e nelle piazze paesane, ma si svolge in primo luogo, come da vecchia consuetudine, nelle casa, dove i più piccoli diventano per la prima volta compartecipi di un rito profano tutto a loro dedicato. Nella circostanza vengono rivelati agli astanti i loro piccoli pregi acquisiti durante l’anno e le loro ingenue manchevolezze. “Non hai ubbidito alla mamma. Lo ammetti?”. “Non ti sei comportato bene a scuola. Me l’ha detto un angelo, un uccellino!”, in realtà la mamma stessa. S. Nicolò in veste talare e con gli attributi vescovili ascolta e sentenzia, distribuendo piccoli doni, prodotti della natura alla presenza della famiglia e di un diavolo buono. Il comportamento dei piccoli viene posto sotto la lente di ingrandimento, caratterizzato in alcuni casi da spavento lentamente poi assorbito, ma piuttosto da sorpresa per figure mai viste prima e per verità su di loro snocciolate da un’entità non appartenente alla cerchia famigliare. È un interrogatorio sui generis, ricompensato con promesse di comportamento migliore e con un sacchetto in cui non mancano dolciumi e un piccolo Krampus di pane. Solo in pochi casi compare anche un pezzo di carbone, sempre più spesso dolce.
Tornando alla kermesse che si svolge all’esterno, ecco che tra bimbi, ragazzini, adulti e vecchi si salda nel buio una sintonia di dialoghi e di sguardi non interpolato dai moderni mezzi di comunicazione. I telefonini servono nella circostanza solo per scattare fotografie con il flash e in seguito per condividere le scene migliori con il WhatsApp. All’arrivo del corteo tra luci e suoni la scena è occupata interamente dai personaggi, dal santo che benedice i piccoli con benevolenza paterna, mentre le fiaccole tenute dai Krampus rendono la scena più fantastica. Questi diavolacci usciti dalla fantasia semplice del passato e con travestimenti via via sempre più vicini a personaggi mutuati dai film horror, animano la scena. Sono provvisti di maschere artistiche con corna vere di bovini, di cervidi o di altri cornuti, di rosse lingue appuntite sporgenti tra i denti aguzzi della maschera. Indossano pesanti pellicce vere o finte e si ornano di orpelli, di campanacci piccoli o grandi, di catene arrugginite. Perfino i loro guanti sono ricoperti da unghioni infernali. Una musica ossessiva e inquietante sparata dalle casse acustiche installate in piazza esalta l’atmosfera già tesa fin da prima dell’arrivo del corteo e si sposa poi al suono dei campanacci, alle urla inumane dei Krampus e alle grida dei ragazzi rincorsi nei vicoli con lunghe bacchette di vimini. Questi esibiscono il loro coraggio giovanile e la loro voglia di prendersi beffa degli adulti travestiti da figure infernali. Presi alcuni per il bavero dopo frenetiche rincorse, s’ode il rituale ordine con voce contraffatta del Krampus: “In ginocchio; prega, prega!”. Fatti inginocchiare gli intercettati, vengono nel contempo fustigati per lo più sulle gambe ben protette da jeans imbottiti e da pesanti ginocchiere. Pregano pure le giovinette, in cerca per la prima volta in vita loro di emancipazione, ragazzine vezzose che s’affacciano sulla scena della società. Le rincorse, le bacchettate più o meno dolorose e le preghiere si consumano accanto a falò accesi su bracieri che sprigionano scintille dall’imponente impatto scenografico.
Che cos’è dunque in sostanza questo rito che mescola temi e figure che appartengono a ritualità e antichissime modalità profane ma anche alla religione? Difficile a dirsi in poche parole. Molti si occupano della specifica materia. Evidenziano aspetti singoli, dal travestimento alle maschere, dal significato del rito alle modalità di svolgimento. Alcuni gruppi scelgono di svolgere il rito in senso tradizionale, altri imboccano strade parallele, che si rifanno a riti similari celebranti, ad esempio, la cacciata di demoni cattivi. Si passa così in quei gruppi al cosiddetto Perchtenlauf, alla cacciata dalle case e dai paesi di immateriali spiriti maligni, a una sottile ma fondamentale differenziazione dal significato più autentico del S. Nicolò e dei Krampus.

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