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Scuola e territorio tra impegno civile, sociale e culturale.

LO_SCATOLINO_marzo_2331

SCUOLA E SOCIETÀ

Testi e testimonianze di:
Bruno Cinti,
Alessandra D’Este,
Pierluigi Di Piazza,
Flavio Fabbroni,
Bruno Fedrighelli,
Adriano Lecce,
Marisa Moretti,
Franca Padovani,
Roberto Ravasio,
Maurizio Valentini.

Prologo

L’indagine sull’Ospedale psichiatrico di Udine viene condotta dagli allievi con gli insegnanti di: Progettazione Grafica, Laboratorio di Tecniche Grafiche, Laboratorio di Fotografia, Italiano e di Religione. Per la prima volta vede applicato il metodo della “interdisciplinarietà” fra docenti e le materie.

Nei primi anni Settanta gli echi della contestazione studentesca non si sono ancora spenti e la comunità scolastica dell’Isa è molto coinvolta nel dibattito politico. Il clima a scuola è ricco di fermenti e di confronti anche sui contenuti didattici. In questo contesto nasce negli studenti un senso crescente di frustrazione e di inadeguatezza di fronte allo studio troppo formale e “accademico” delle discipline di indirizzo, convinti che la partecipazione alla vita sociale e la costruzione del proprio ruolo nella società fosse preponderante. Animati anche dalla convinzione che la scuola dovesse essere il mezzo per la realizzazione di tale aspettativa e dovesse contribuire a formare la personalità dell’individuo favorendone in tutti i modi la creatività e l’espressività.
L’esperienza degli ospedali psichiatrici
Da queste motivazioni nasce (anno scolastico 1974-75) in una classe quarta di Grafica il desiderio di intraprendere un lavoro che, antesignano di tutta una serie a venire, stigmatizzerà il senso e il ruolo che gli studenti avrebbero assunto in futuro, tentando di svincolarsi dallo studio formale e nozionisticamente consolidato a favore di una conoscenza del proprio vissuto sociale, utilizzando comunque metodologie e mezzi tipici della comunicazione visiva. Gli allievi e la scuola sono partecipi e sensibili su un argomento di (allora) grande attualità: le discussioni su quella che sarebbe diventata la legge 180, nota come “legge Basaglia”.
L’importanza di quel dibattito trova riscontro nelle prospettive che la riforma sanitaria avrebbe comportato: una vera e propria rivoluzione della medicina, della cultura e della società, con la promozione di nuove e più “umane” concezioni psichiatriche, sperimentate proprio nella nostra regione dal dottor Franco Basaglia. In questo caso la scelta è far emergere nella coscienza comune un aspetto della vita sociale tenuto ai margini e quasi invisibile: la realtà dell’emarginazione per la malattia mentale, un tema da trattare senza formalismi estetici che, per la sua particolarità e gravità, comportava la necessità di dire qualcosa piuttosto che come dirla.
L’indagine viene condotta dagli allievi con gli insegnanti di Progettazione Grafica, di Laboratorio di Tecniche Grafiche, di Laboratorio di Fotografia, di Italiano e di Religione: il “caso studio” è l’Ospedale psichiatrico provinciale di Sant’Osvaldo a Udine e vede - per la prima volta - applicato il metodo del lavoro interdisciplinare fra docenti e le materie. Dallo studio condotto con metodo rigoroso (con il diretto coinvolgimento degli operatori sanitari e dei dirigenti della struttura ospedaliera, con sopralluoghi e interazione con i “degenti”) nascono una serie di elaborati grafici che confluiscono in una mostra di manifesti allestita a Udine, in Palazzo Torriani, e nella composizione e stampa del giornaletto numero unico “Handicap” che raccoglie le testimonianze, le foto, gli interventi e le riflessioni finali degli allievi, sintesi efficace della presa di coscienza e misura del problema da parte della comunità scolastica.
Anche negli anni successivi gli interessi della scuola vengono orientati all’approfondimento della situazione delle strutture della cura mentale sul territorio friulano, prendendo in considerazione l’Ospedale psichiatrico provinciale di San Daniele del Friuli.

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