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San Nicolò e Radîs

foto n. 1 - chiesa di San Nicolò e la vecchia fontana (ante 1934)

DI LÀ DA L'AGHE, SEQUALS di  Leonardo Zecchinon

Se da piazza Cesarina Pellarin prendiamo via Gian Domenico Facchina, la strada per Travesio dedicata al nostro più famoso mosaicista, passeremo davanti alla chiesa di S. Nicolò e alla omonima piazza. Anche il borgo, uno dei quattro che formano il paese di Sequals, è dedicato allo stesso santo. È chiamato il borc da le’ ranes per l’incessante gracidio  proveniente dal vicino canâl da la bunifica nelle lunghe serate estive. Proprio per questo anche la fontana della piazza sfoggia sulla sua sommità una bella rana. Alla chiesa e alla plaçuta di S. Nicolò sono legati molti ricordi, specialmente di compaesani di una certa età. Ogni domenica vi si celebrava la messa delle nove, mentre la messa prima (quella delle sette) e la messa granda (quella delle undici) venivano officiate nella parrocchiale di S. Andrea. La festa di S. Colomba, un evento importante per il borgo di S. Nicolò, aveva origini molto antiche. Prima della costruzione della chiesa - che risale al 1200 - c’era al suo posto un tempietto dedicato proprio a S. Colomba. Alla chiesa, che si fregia   dell’appellativo “monumentale” per il pregio delle opere che raccoglie, fu addossato attorno al 1500 il pronao sorretto da otto colonne con capitello romanico provenienti dalla originaria chiesa parrocchiale. Nel ricco programma della festa di S. Colomba spiccavano diversi eventi, fra cui il palo della cuccagna, sempre ben cosparso di grasso per mettere in difficoltà le varie squadre che si contendevano la “cuccagna”, e una prova particolare: c’erano diversi tegami (farsoràts) appesi ad un filo, tutti neri di fuliggine e anch’essi con uno strato di grasso sulla superficie. Una moneta da 5 lire, una acuiluta, veniva appiccicata ben bene sul fondo del farsoràt e i concorrenti, con le mani legate dietro alla schiena, potevano vincere la moneta solo staccandola dal tegame... con i denti! Facile immaginare come si conciassero la faccia spiaccicandola contro fuliggine e grasso! Ma il clou della manifestazione era la corsa da le’ ranes, a cui i concorrenti partecipavano con le pesanti carriole di legno dell’epoca, che potevano essere dotate o meno di sponde laterali. Ad ognuno venivano assegnate quattro o cinque rane, da mettere nella propria carriola. La gara partiva da piazza Pellarin e percorrendo via Facchina, il vincitore era quello che arrivava per primo in piazza S.Nicolò con tutte le rane “vive” sulla carriola. È chiaro che i poveri anfibi, vuoi per i sobbalzi delle carriole, vuoi per le irregolarità del fondo stradale in terra battuta, saltavano giù ogni momento, costringendo i concorrenti a continue fermate, a raccogliere la rana, ributtarla in carriola e ripartire a tutta velocità, con il pubblico ai lati della strada che si sbellicava dalle risate e faceva un tifo incredibile! Qualcuno cercava di fare il furbo affibbiando un colpetto con le nocche delle dita in testa alle rane, per intontirle un po’ e tenerle più “quiete” ed è per questo che il regolamento diceva che “tutte le rane dovevano arrivare vive al traguardo”. Diversamente il concorrente veniva squalificato. S. Colomba era la più bella festa di
S. Nicolò e vi partecipava tutto il paese.
Giovanni Patrizio Radîs fu uno dei numerosi imprenditori sequalsesi che, nei primi decenni del secolo scorso, fecero fortuna in America. La sua ditta (Patrizio Art Mosaic & Co.) aveva sede a Pittsburgh (USA) e lavorava con notevole successo nel settore del mosaico e dei seminati “alla veneziana”. Radîs – i vecchi lo chiamavano semplicemente con il soprannome – faceva parte di quel gruppo di imprenditori-benefattori che nel periodo credo irripetibile di inizio Novecento, lasciarono a Sequals le cose più belle. Fino agli anni Trenta quasi al centro di piazza S. Nicolò, un po’ spostata sulla sinistra, vi era una fontana dall’aspetto piuttosto pesante e grezzo, che ormai pochi sequalsesi ricordano. Radîs decise di finanziare la costruzione di una nuova fontana, a ricordo della sua infanzia trascorsa nel borc da le’ ranes. A questo proposito, vorrei citare un aneddoto di Severino Fabris, classe 1922, memoria storica purtroppo scomparso di recente. Emigrato in Francia, era affezionatissimo al paese. Così mi raccontò.
Radîs incaricò un compaesano del borgo quale sovrintendente ai lavori. L’imprenditore rientrava periodicamente dagli Stati Uniti a Sequals. La sua abitazione era quella grande casa che, andando a Travesio, sta di fronte a piazza S. Nicolò, sulla destra. I nostri vecchi chiamavano questa parte del borgo Triminin. Un giorno Radîs uscì di casa, attraversò la strada e arrivò sul cantiere. L’opera era a buon punto; chiamò vicino a sè il soprastante, che fece una breve relazione sull’andamento dei lavori e delle spese. A quel punto Radîs, un po’ incupito, si tolse di tasca il portafoglio, estrasse una banconota da 10 lire e la appoggiò sulla sommità del muro ottagonale che cingeva la fontana; e vicino a quella ne pose un’altra e poi un’altra ancora. Il suo interlocutore guardava la scena con espressione interrogativa. A quel punto Radîs disse: “Vedi giovanotto, dovrei coprire di banconote da 10 lire tutta la fontana per farti capire quanto mi costa questo lavoro!” Il soprastante restò esterrefatto dall’atteggiamento dell’imprenditore e non si azzardò a replicare nulla. Evidentemente si era andati con le spese ben oltre i preventivi. Comunque i lavori vennero presto ultimati e la nuova fontana fu inaugurata nel 1934.
Ma ritorniamo al momento di perplessità del benefattore. A mio avviso non è corretto stigmatizzare simili comportamenti come fanno alcuni. Patrizio, come pure altri artigiani sequalsesi, hanno fatto fortuna all’estero grazie alle loro capacità imprenditoriali e alla loro tenacia. Nessuno gli ha regalato niente. Alla fin fine però anche loro come noi, erano uomini, con pregi e difetti. Alla fin fine comunque hanno donato qualche cosa di bello e ancor oggi tangibile al loro paese natale.    Anche il Gjaul (Angelo Pellarin), nel momento di donare il terreno per creare la nuova piazza di Sequals, tergiversò alquanto. Ma poi andò tutto a posto, la piazza si fece e venne intestata alla figlia Cesarina, morta di malattia a soli diciassette anni. Si tratta di momenti di debolezza che dovremmo minimizzare, esaltando nel contempo l’esito finale dell’iniziativa. Fermiamoci per una breve riflessione. Rispetto ai compaesani degli anni Venti noi Sequalsesi del 2000 godiamo di un tenore di vita assolutamente superiore, ma confrontandoci con loro quanto diamo noi oggi alla nostra Sequals? Senza i vari Gian Domenico Facchina, Pietro Pellarin, Giovanni Zanier, Odorico e Vincenzo Odorico, Giovanni Patrizio, ecc. come sarebbe oggi Sequals?  Meglio cambiare discorso, ci conviene.
Ripensando a Radîs mi è sorto un dubbio. Era nato nel 1902. Primo Carnera era del 1906. Nelle foto in cui compaiono insieme si vede che hanno pressappoco la stessa età. La donazione della fontana di S. Nicolò risale al 1934. Qualcosa non mi tornava. Per quanto avevo avuto modo di leggere e di sentire i compaesani benefattori erano tutti di una certa età, dalla sessantina in su per capirci. Contattai al telefono Severino Fabris e gli chiesi: “Caro Severino, tu che da quanto mi hai raccontato hai assistito nel 1934 all’ultimazione della fontana di S. Nicolò e che hai visto di persona Radîs, secondo te questo ricco signore che andava e veniva dall’America poteva avere un’età sui trent’anni?”
“No – mi rispose – Radîs era del 1875, coetaneo di mio padre Pippo (Filippo Fabris). Era un uomo sulla sessantina!” Ma allora, conclusi, abbiamo preso una cantonata storica accreditando come filantropo di S. Nicolò il Radîs del 1902! Chi era dunque il vero benefattore?
Una veloce ricerca nei vecchi cartellini anagrafici del Comune risolse il dilemma. Giovanni Patrizio Radîs del 1902 era figlio di Giovanni Patrizio del 1875, che a sua volta era figlio di Giovanni Patrizio (senza indicazioni della data di nascita).  Quindi la tradizione ancestrale di tramandare al figlio il nome del nonno nella fattispecie era diventata un’ossessione. Erano tutti Giovanni, nonno, figlio e nipote. Il vero benefattore dunque era Radîs classe 1875. Per chiudere il cerchio di questa singolare vicenda mi serviva una sua foto. Da mettere al posto di quella di Radîs del 1902. Fortunosamente riuscii a mettermi in contatto epistolare con uno dei discendenti dei Patrizio, residente a Pittsburgh, Pennsylvania (USA). Ma non ottenni l’esito sperato. Percepii un interesse piuttosto annacquato da parte del pronipote nei confronti delle vicende del suo avo legate a Sequals. C’era da qualche parte una foto del vecchio Radîs del 1875, ma non la trovò.
Nei primi anni '70 la fontana venne spostata, fra mille contestazioni, dal centro della piazzetta in posizione laterale. Fu successivamente smontata nel 2001 da un gruppo di compaesani, che modificarono la parte idraulica all’interno del monumento tramite l’introduzione di un tubo di rame che permette l’uscita dell’acqua attraverso la bocca della rana. A ricordo fu posta la targa con la scritta “comedada dai amigus dal borc da le’ ranes tal 2001”.
Ricordi, tanti ricordi legati alla piazza di S. Nicolò. Dal gioco dei quattro cantoni intorno alla fontana, alle partitelle di calcio sotto il porticato della chiesa. Passo spesso davanti alla plaçuta, la guardo, ma oltre allo scrosciare dell’acqua della fontana, non sento niente. Non ci sono più le grida gioiose dei bambini che si rincorrono, S. Nicolò è bella, ma silenziosa e vuota. E così tornano alla mente lunghi pomeriggi giocati con un bel sole d’ottobre, voci spensierate di un’infanzia ormai lontana, momenti dorati dalla luce calda della nostalgia, momenti intensi da riassaporare.
 

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