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Pignarûi. Fuochi epifanici

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TUTTI SILENZIOSI. RAPITI DAL BALUGINÌO DELLE SCINTILLE di Tiziana Ribezzi

Se il fun al va a soreli jevât,          
cjape il sac e va a marcjât.            
Se il fun al va a soreli a mont,
cjape il sac e va pal mont.      

Se il fumo va a levante
prendi il sacco e va a mercato. (abbondanza)
Se il fumo va a ponente
prendi il sacco e va per il mondo. (carestia)

Davanti a una fiamma siamo affascinati e intimoriti, perché da essa si sprigiona una forza ambivalente di energia vitale e distruzione, ma l’innalzarsi del bagliore verso l’alto lega terra e cielo. E’ questa l’immagine di stupore generata dai fuochi rituali solstiziali. La prima grande festa dell’anno che trova partecipe la comunità, è in occasione dei falò accesi per l’Epifania.
Al tramonto del 5 o del 6 gennaio un odore acre di bruciato inizia a diffondersi un po’ dappertutto, spingendosi dai poderi fino in città e con il buio le tante luci dei fuochi che vengono a puntellare il paesaggio salgono dai campi o dalle colline, nell’attesa di chi vuole leggere dall’andamento del fumo le previsioni per l’annata che inizia. Brusâ l’Avent: così è chiamato in diversi luoghi il rito di chiusura delle dodici notti: termina un periodo e ne inizia uno nuovo; un ciclo della natura volge al termine e prende avvio la rinnovata stagione che vedrà i campi coperti di verde.
L’accensione dei fuochi rappresenta ancor oggi in Friuli una delle tradizioni più vive e dai complessi tratti culturali le cui radici affondano in miti arcaici. Oggi è il Pignarûl Grant del Cascjelàt di Coia (il Castello Frangipane di Tarcento) il più famoso: la spettacolarità con il vecchio venerando e il lungo corteo che, aperto dalla grande Stella, dai Magi e dai personaggi in costume, si inerpica sulla collina, ne ha fatto una meta turistica affollata, soprattutto dagli ultimi decenni. Ma un tempo i falò erano di dimensioni più modeste e venivano realizzati presso le corti delle case contadine o nelle borgate, come occasione per la pulizia dei campi o delle boscaglie e per suggellare tutti insieme una data nel passaggio delle festività annuali.
Il rito del Pignarûl si estende dalle colline della pedemontana alla pianura e fino al mare; in ogni paese assume una sfumatura linguistica diversa a seconda dell’accento che si dà al rito, in riferimento al fuoco, alla forma della catasta, al suo coronamento, al materiale di combustione. Sono state raccolte molte varianti lessicali, fra cui ricorrono Arbolat, Boreòn,  Fofolò, Fogarèle, Fouc da la Befana, Fugares, Panevin,Medìli, Minili., Krias, Vecia (da Brusâ la Vecia); Pignarûl sembrerebbe derivare da palea, paglia, con cui un tempo venivano assemblate le cataste.
I preparativi prendono avvio per tempo, quando la compagnia dei pignirulars provvede a trascinare lungo le vie del paese frasche secche e ad accatastare al margine degli abitati quanto rimasto dalla stagione dei raccolti. Giorno dopo giorno il grande covone prende forma secondo un disegno preciso, cresce sempre più alto intorno alla pertica centrale, lo stollo, secondo una tecnica costruttiva in cui i giovani fanno a gara per avere il falò più appariscente e ben allestito: in cima, fra verdi fronde aromatiche (il ginepro, lo Juniperus communis così ricorrente per le diverse virtù durante il Natale) troneggia una croce, l’albero verde del Natale o un fantoccio (la vecje, la strie, la femenate). All’imbrunire dell’Epifania ha luogo prima la benedizione e poi l’accensione affidata al più anziano della comunità o a un “innocente” (un bambino) e quindi si festeggia. Mentre le fiamme s’ irradiano dal basso verso l’alto, sempre più vivaci e portando luce nella notte, incominciano le grida, i rumori, il lancio di mortaretti e di castagne e si intonano versetti di vario augurio alla prosperità

Pan e vin, la grazie di Dio gjoldarin
Ca pan, ca vin, la lujanie tal cjadin;
il cjadin ‘lè sfonderât, e la lujanie e côr pal prât

perché, dopo la recita delle Litanie della Vergine che un tempo aprivano religiosamente il cerimoniale, si canta e si balla, per rinsaldare una coesione di umana empatia; si mangia e si beve in favore di un’annata buona e abbondante; si fanno esperimenti divinatori per esorcizzare timori interiori. In cerchio grandi e piccoli, silenziosi, sono rapiti dal baluginìo delle scintille in una crescente attenzione fino a quando il punto più alto con la croce o il pupazzo cade a terra.
Il rapido muoversi delle faville e il loro crepitìo evocano memorie, fatte di immagini intime e ombre esterne. Vengono poi le prove di destrezza e coraggio dei giovani che, dimostrando così il passaggio alla vita adulta, saltano sul fuoco attraverso le fiamme; gli stessi, per traslare l’effetto purificatore del fuoco alla natura, raccolgono i tizzoni ardenti e corrono lungo i filari spargendo le braci nei campi per favorire e accrescere i raccolti o corrono con fiaccole di canne accese battendole sugli alberi per rinforzarne la linfa vigorosa. Dal volgere del fumo e delle fiamme si traggono auspici. Originariamente questi pronostici erano rivolti al ritmo della natura e alle colture agrarie, con il tempo e nel modo attuale le previsioni per il futuro si spostano sulle preoccupazioni vissute nella contemporaneità. Alla fine i carboni vengono raccolti e conservati  in casa a scopo protettivo e terapeutico contro gli eventi infausti creati dal tempo (temporali, grandinate..), come avviene in altri periodi del ciclo annuale.
Tanti significati ruotano intorno ai riti dei fuochi, già praticati fra i contadini di tutta Europa e definiti da Frazer come “fuochi di gioia”.
L’Epifania è una festa religiosa, la “festa delle luci”di antica tradizione, dove la Luce si è trasmessa alla cristianità nel simbolo della Cometa che guida i Re Magi (la Bella Stella dell’area montana). Nel periodo dell’Epifania si benedicono le case e i proprietari, sull’architrave della porta di ingresso o della stalla riportano le iniziali dei Re Magi intercalate da croci e dalla data. 20 + G+M+B+19.
Una interpretazione legge la simbologia del fuoco incandescente come rappresentazione dell’essenza divina, che irrompe nelle tenebre, scongiura le lunghe notti e porta luce, riscalda e corrobora di nuova energia rassicurando gli uomini. Un’associazione rammenta il parallelo fra fuochi, fuoco celeste e sole, come emanazione di energia vivificante.
La forza purificatrice, in associazione alla natura è strettamente legata alle influenze nel ciclo della terra. Il fuoco infatti purifica e rinnova. Bruciando i campi al termine di un raccolto si rigenera il suolo e le ceneri rilasciano sostanze favorevoli alla crescita delle messi; simbolicamente il fuoco riscaldando il terreno lo migliora stimolando energie sopite per far rinascere la vegetazione.
Fuoco/fuochi ritornano frequentemente nella cultura popolare; l’addomesticamento del fuoco è la prima grande conquista dell’uomo e il fûc simbolicamente ancor oggi fa memoria della sacralità dell’entità familiare.

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