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Notturno con pioggia

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Galline
bagnate non
sindacalizzate
e uno strumento
musicale ad acqua
per un vuoto
esistenziale

di Enos Costantini

La grondaia (gorne) non riesce a smaltire la gran copia d'acque che arriva dal tetto e la tracimazione fa un rumore familiare, uno scroscio per punti e il nome stricéis ben si addice a questo fenomeno così usuale. Se piove veramente fitto la tracimazione non si fa più per lineari cascatelle (spissulis), ma avviene a velo, uno spesso velo liquido che forma un solco (agâr) sulla terra dove cade mettendo in evidenza sassi e sassolini (grave e gravìn). E ti chiedi: come si dirà stricéis in italiano? Non si dirà, perché la televisione, la lingua delle città, delle palazzine, dei condomini non conosce il fenomeno e i parlanti trascurano questa musicalità che sa di vecchi romanzi da bibliobus, da edicole anni Sessanta, e di fanciulle perdute in una notte di maltempo.
Certo, l'italiano, il toscano, tutti i dialetti, avranno un termine per questo aspetto liquido dell'esistenza, ma è chiuso nell'avello di una lingua perduta, quell'idioma pretelevisivo di indigeni che vivevano in cortili dove galline, rondini, odori, sentimenti belli e sentimenti meno belli facevano l'amalgama del vivere, la lega di amore, stizza, irritazione, pace dei sensi, volgarità, sublimazione dell'io, repressione dell'io, sorrisi, racconti, preghiere, invocazioni, pianti, canti, latte che bolle e sistematicamente scende sulla fiamma, o sulla piastra della economica cucina, con odore di proteine bruciate...
Il rumore dell'acqua che fa solchi continua... i cortili diventavano fanghiglia di terra, sabbia, sbitti deliquescenti. Le calzature non erano adatte, meglio i piedi nudi, gli zoccoli (dalminis) si sarebbero riempiti di fango...
A che pensava l'adolescente che attraversava il cortile in diagonale, dalla cucina alla concimaia, con una cerata che copriva a malapena le spalle? Pensieri di sempre, da millenni a questa parte. La pioggia non cancella i sentimenti, li purifica, li rende trasparenti, li nobilita, li fa crescere, li rende convulsi...
Il rumore si affievolisce, le insalate hanno bevuto a sufficienza, l'orto nel buio oltre la recinzione arrugginita è soddisfatto, la radio profuma di anni Cinquanta, notiziari e partite, musiche di musicisti ignoti, nulla che turbi l'ora che precede il riposo e queste mie romanticherie, così fuori moda, da mercatino dell'usato, mi lasciano perplesso. Perché sono lì, sempre in agguato, basta che piova nel cortile dei ricordi, sulle galline che se ne fregano della pioggia, le vacche ruminano tranquille, la brace si va spegnendo, l'umidità è fastidiosa, i romanzi sono stati già scritti, i poeti sforzano le meningi come le galline sforzano altro per fare l'uovo, le antologie sono desuete, tutte le parole obsolete, le canzoni ripetitive, l'amarezza si fa liquida, la saggezza si perde in rivoli che non bagnano, le mani si sentono utili idioti sulla tastiera, mosse dal cervello scemo del villaggio.
La grondaia promuove una crisi esistenziale quando tace, e ora tace, le galline dormono, hanno il dono dell'analfabetismo e non guardano la tivù, non hanno Fb, non sono sindacalizzate sennò che battibecchi per farti un uovo, non sono statali sennò non sarebbe compito loro, ma delle tacchine, e queste direbbero delle oche e queste se la prenderebbero con le coniglie, quelle sfaticate che non fanno neppure uova.
Chissà Orwell che cosa scriverebbe in una notte di pioggia quando non piove più, niente scrosci, solo silenzio umido, nostalgia del vinile, del 33 giri, del nulla metafisico, del corvo di Edgar Allan Poe (Never more); dopo milioni di anni di piogge notturne chissà i Rolling Stones che cosa canteranno ascoltando i minuti dell'orologio sulla parete
chel tic e toc cu conte ogni moment
scrisse il conte Ermes nel Seicento
e noi, postmoderni supermarketizzati, senza cortile, senza concimaia, con sentimenti repressi dal cemento, con affetti che sanno di asfalto e antipatie che non tracimano nell'odio tra confinanti
senza il ruscello che ci divide dal vicino, senza la siepe di ligustro
muri, lauroceraso, buongiorno di circostanza
non piove più, non so che cosa scrivere per fortuna di chi legge
Dio, quanto inutile è stata questa pioggia, fatta eccezione per l'insalata. Le galline, sempre neutre come la Svizzera, non se ne curano e dormono il sonno del giusto senza patemi sindacali.

Galline, unica compagnia non vegetale.
 

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