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Le ville degli Odorico

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DI LÀ DA L'AGHE, SEQUALS di Leonardo Zecchinon

La strada che da Maniago porta a Spilimbergo, una volta oltrepassato Colle, scende verso il ponte che attraversa il torrente Meduna. Composto da tre arcate, risale al 1921. Il precedente, progettato dal sequalsese ing. Odorico Odorico e realizzato in ferro nel 1892, fu teatro del combattimento portato dalle retroguardie italiane con le autoblindomitragliatrici, utilizzate massicciamente per la prima volta durante la ritirata di Caporetto (novembre 1917).  Fu danneggiato dai nostri guastatori  e poi interamente distrutto dall’esercito austro-ungarico a sua volta in rotta nel ’18.
Proseguendo si arriva alla curva in salita fiancheggiata dalle ville Odorico.
La prima, villa Rosmunda, si erge imponente con la loggia e la torre.  L’ing. Odorico, pioniere con la sua impresa nell’utilizzo della nuova tecnica del cemento armato, la disegnò e costruì nel 1896. Per l’aspetto decorativo e di finitura, il tecnico si valse della collaborazione di un artigiano di Arba, Silvio da la Pitinicja (Di Valentin), che oltre all’elegante recinzione, a numerosi fregi ornamentali e cornici, sempre con il cemento plasmò un leone ruggente, che venne collocato di guardia alla base della torre. Sempre a Sequals, nel 1934 lo stesso Di Valentin  realizzò con un impasto di cemento e vetro colorato la rana che orna la fontana di San Nicolò, simbolo del borgo (borc da le’ ranes). La villa dal punto di vista architettonico presenta un connubio di stili diversi, ispirandosi nelle sue forme al gotico, al rinascimentale nonché al nuovo stile Liberty.
L’on. Odorico, che fu deputato in parlamento dal 1904 al 1915, aveva inoltre progettato e costruito il  ponte sul Tagliamento all’altezza della stretta fra Pinzano e Ragogna (1906), affascinante per le sue tre ardite arcate paraboliche. Quest’opera, sopravvissuta a due conflitti mondiali, venne demolita a seguito dei gravi danni provocati dalla piena del fiume del 1966.  L’impresa “Odorico & Co.”, che aveva sede a Milano, vinse numerosi appalti in Germania e si specializzò nella costruzione di ponti. Fra il 1921 e il 1923, costruì quello sul Tagliamento fra Spilimbergo e Dignano, che tuttora percorriamo. Edificò inoltre il ponte della Priula, sul Piave, in provincia di Treviso e si aggiudicò la realizzazione dei lavori subacquei inerenti al ponte che collega Venezia alla terraferma.
Villa Rosmunda nel secondo dopoguerra cambiò nome: venne chiamata Henriette in omaggio alla moglie del suo nuovo proprietario, Americo Della Zuanna, originario di Arba, a cui gli eredi dell’ing. Odorico, ormai stabilitisi in Lombardia, l’avevano ceduta.
Più avanti, celata agli sguardi dalle alte piante di un curato giardino, si erge villa Johanna. Apparteneva a un cugino dell’onorevole, Luigi Odorico, che le diede il nome della moglie austriaca, Johanna Wortmann. Questa, fra le ville Odorico, è l’unica a tuttoggi di proprietà e anche residenza di un discendente della prestigiosa famiglia. Costruita nel 1898, è un fabbricato dall’aspetto elegante. Balza subito all’occhio lo stemma della famiglia, in mosaico, che propone cinque girasoli con il motto “Sempre verso la luce” e l’anno 1754. Il blasone rappresenta i cinque figli del capostipite Giovanni Battista Odorico, che seppero distinguersi in tutta Europa grazie alle loro pregevoli opere nei comparti del terrazzo “alla veneziana” e del mosaico.
Sempre sulla sinistra, prima dell’albergo Belvedere, troviamo villa Emma, costruita da Carlo Odorico, altro discendente di Giovanni Battista. La proprietà dell’immobile passò nella seconda metà dell’800 al nipote Vincenzo, che operò in quegli anni con la sua impresa a Copenhagen. Vi lasciò decorazioni prestigiose, quali terrazzi e mosaici che ancor oggi si possono ammirare nella capitale danese presso il palazzo del Municipio, il Palazzo Reale e in quello del Parlamento, nonché nella fabbrica di birra Carlsberg.
Villa Emma, che porta il nome della moglie di Carlo, pare sia stata costruita per prima fra le dimore degli Odorico.
Dalla parte opposta rispetto alle tre precedenti costruzioni, sorge infine villa Paolina. Edificata tra il 1897 e il 1898 da Pietro Odorico, nipote dell’onorevole, porta il nome della sua consorte. Anche se di dimensioni più contenute, richiama nel suo stile la sontuosa villa Johanna.
Proprio dove sorge l’albergo Belvedere, un tempo vi era la casa Toppana, abitazione del già citato Giovanni Battista Odorico, la quale fu demolita negli anni ’50.  I discendenti grazie al successo ottenuto in tutta Europa con i loro lavori, a fortuna consolidata edificarono le quattro ville di cui abbiamo raccontato. Le impreziosirono dapprima con raffinata tecnica e stile di costruzione (in particolare villa Rosmunda), nonché dotandole di terrazzi e decorazioni policrome di notevole effetto. In queste ville, ma anche in molte altre opere a Sequals, possiamo riscontrare come in quei decenni di fine ‘800 e inizio ‘900 le mani sapienti dei nostri artigiani abbiano voluto lasciare una sorta di saggio dimostrativo dell’arte profusa nei palazzi reali di mezzo mondo. Questi “seminati alla veneziana”,  con rosoni e rosoncini, fasce floreali e racemi di quercia, mezzerie e greche, ampie volute e foglie morbidamente tracciate lasciano ancor oggi il visitatore a bocca aperta. E per godere appieno della panoramica vista che spazia sul candido ghiaieto della Meduna e sulla piana circostante, le ville Odorico sono proprio lì, incastonate nella parte digradante del colle chiamata appunto “Belvedere”.

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