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Le miniere: favole e leggende

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I demoni quando a loro piace si mostrano ai minatori nella forma che vogliono e fanno riti e spesso fingono prestigi e inganni e fantasmi...

VIAGGIO NELLE MERAVIGLIE NASCOSTE DEL FRIULI A CURA DI ROBERTO ZUCCHINI

Nell'immaginario collettivo la miniera ricorda un luogo con antri oscuri, infidi, dove i minatori curvi rompono a fatica la roccia per estrarre i preziosi minerali, gallerie strette dove l'aria ristagna e il buio assoluto è rotto solo da lucerne fumose. Le credenze popolari raccontano che le miniere erano frequentate da maghi, gnomi dispettosi e draghi che vivevano in questi luoghi sotterranei. Le fiabe e le leggende sulle grotte e miniere hanno sempre affascinato la fantasia popolare. Olao Magno umanista, geografo e arcivescovo cattolico svedese del Rinascimento scriveva "I demoni quando a loro piace si mostrano ai minatori nella forma che vogliono e fanno riti e spesso fingono prestigi e inganni e fantasmi e infinite altre allusioni che ingannano quegli infelici lavoratori, con strane voci e altri modi fino a dar danno agli uomini e all'ultimo la loro morte rompendo colonne, facendo cadere qualche pietra, fracassando le scale. O fanno esalare fetori puzzolenti, o da gas li fanno soffocare, o facendo recidere le funi così li fanno morire o li turbano tutti, onde si rompono il collo nel cadere e ritrovandosi in gran pericolo per la gran disperazione bestemmiano Dio, così subito sono circondati e legati dai Demoni e questo accade principalmente nelle miniere d'argento più ricche dove c'è maggiore speranza di ritrovare un infinito tesoro. È per questa ragione che molte ricchissime miniere si vedono oggi del tutto desolate ed abbandonate e senza alcun valore". Si accusavano i demoni malefici per la perdita di vite umane e gli incidenti in miniera, ma in realtà i mezzi precari, le inesistenti misure di sicurezza erano per il minatore le cause di numerosi incidenti minerari. Anche in Friuli sono state tramandate testimonianze e racconti sulle miniere. La nostra storia mineraria, però, non ha favorito il radicamento di una profonda cultura a causa dei pochi giacimenti e del loro breve sfruttamento. Le credenze popolari si diffondevano in molte aree europee e diventavano patrimonio comune a più culture. Le leggende, seppur con sfumature diverse, seguono schemi ben precisi: • la scoperta di una miniera; • la descrizione dei minatori come uomini molto piccoli, minuti, capaci di strisciare in cunicoli e aprirsi la strada nel ventre della montagna per seguire la vena mineralizzata; • la dura vita nella miniera con la perdita di vite umane (castigo di Dio). Quello che accomuna tutte le fiabe e le leggende sono gli immensi tesori nascosti nelle viscere della terra; questa credenza è avvalorata dall’invidia di coloro che spiegavano le fortune altrui non con il lavoro e il risparmio, ma con facili fortune I demoni quando a loro piace si mostrano ai minatori nella forma che vogliono e fanno riti e spesso fingono prestigi e inganni e fantasmi... Le miniere: favole e leggende fig. 1 I demoni delle miniere - Xilografia tratta da Olao Magno, Historia delle genti et della natura delle cose settentrionali, anno 1565 VIAGGIO NELLE MERAVIGLIE NASCOSTE DEL FRIULI A CURA DI ROBERTO ZUCCHINI 12 quali la scoperta di un tesoro nascosto che veniva celato a tutti. L’oro di Moggio Jacopo Valvason di Maniago nella metà del XVI secolo racconta che un prete tedesco, un certo Melchiorre di Malborghetto, scoprì una miniera d’oro nei dintorni dell’abbazia di Moggio. Egli la nascose affinché nessuno la trovasse e poi fece ritorno in “Germania”. Probabilmente ciò che aveva trovato non era oro, ma solfuro di ferro cioè pirite che presenta, ai non esperti, una colorazione molto simile all'oro. L'evento ebbe una notevole risonanza perché Jacopo Valvason di Maniago ne parlò nel suo libro "Descrittione della patria del Friuli". La Repubblica Veneta cercava i metalli preziosi, per le sue onerose guerre, e aveva pubblicato nel 1488 "Capitoli et Ordini Minerali" nei quali si intimava di non nascondere la scoperta di una miniera, pena l'essere punito come un criminale a danno della sua persona e dei sui beni. Il tesoro del Monte Re Questa favola racconta della miniera di Cave del Predil non più attiva dal 1991. La storia narra che un vecchio mago custodiva un tesoro nella montagna del Monte Re e non permetteva ad alcuno di penetrarvi. Molti temerari avevano tentato di sottrarre il tesoro, ma avevano pagato l’audacia con la vita. Ci riuscì un giovane, innamorato della bellissima figlia del mago, che grazie al suo aiuto entrò nella grotta misteriosa. Il mago non ebbe scelta: tramutò il giovane in un monte, il Monte Re, e la figlia complice in una verdeggiante collina. Il pianto dei due amanti, che si guardano ancora da lontano, si raccoglie nella valle dando origine al lago di Raibl. Il vecchio mago da quel momento sparì: si era eclissato nella profondità della montagna per continuare a proteggere il suo tesoro. Con l’andar del tempo gli uomini cominciarono a scavare sempre più in profondità nella montagna. Nuove ricchezze vennero alla luce e di tanto in tanto, negli antri oscuri, si udivano ancora cupi boati e rovinose frane che seppellivano i minatori. Era opera del vecchio mago che continuava a proteggere il suo tesoro. I minatori continuarono il duro lavoro scavando gallerie finché dalla montagna non fosse tolto tutto il suo prezioso tesoro. Solo in quel momento il vecchio mago sconfitto sarebbe morto e con lui anche la miniera di Raibl avrebbe cessato di esistere. Questa maledizione si è avverata, infatti da quando la miniera di Raibl o Cave del Predil ha chiuso i battenti e il paese si sta lentamente spopolando. La miniera di Fusine, tra realtà e leggenda Correva l’anno 1685 e nei boschi di Fusine iniziarono forti ostilità a causa di continui sconfinamenti per una cava di calce. Le popolazioni coinvolte erano le genti della Carnia, la Valle della Sava e le genti della Carinzia, Valli dello Slizza e del Gail. I valligiani di ambo le parti scesero in campo armati per difendere i loro diritti, così il Signore del Castello di Fusine fece intervenire le forze dell’ordine che arrestarono i più facinorosi condannandoli a morte. Fra i condannati c'era un minatore che in cambio della propria vita e di quella dei suoi compagni avrebbe rivelato al Signore del Castello il luogo dove era celata una ricchissima miniera di ferro. Questo luogo era presso Fusine. L’importanza di Fusine, Weissenfels, è sicuramente legata alla lavorazione ed estrazione del ferro che si può far risalire a una data precedente all'anno 1685. Gli anelli di ferro Alle nozioni di cosmogonia si collega la credenza che all’epoca del diluvio universale i mari e gli oceani arrivassero a lambire le cime più alte delle montagne del Friuli. Le navi per approdare si servivano di grossi anelli in ferro fissati nella roccia. Alla presenza di questi anelli si lega un’altra credenza popolare secondo la quale sarebbe serviti a legare le carovane di muli o asini adoperati per trasportare i metalli preziosi dalle viscere della montagna ai luoghi di lavorazione. Anelli di ferro sono segnalati sul Monte Quarnan, presso Castelmonte, sul Monte Plauris, sul Monte San Simeone e in Carnia nella Val di Gorto. L’oro del torrente Alberone Si perde nel tempo l’origine della leggenda che menziona la presenza di oro nel torrente Alberone. Esistono testimonianze di alcuni storici locali dell’Ottocento che parlano di lavori effettuati dagli austriaci nella localifig. 2,3,4,5 xilografie tratte da George Bauer, detto Agricola, De re metallica, anno 1556 13 tà Tarzida del Monte Matajur, ma i risultati rivelarono quantità insignificanti del prezioso metallo. Indagini effettuate analizzando le sabbie del torrente alla ricerca di pagliuzze d'oro non hanno evidenziato la presenza del metallo. I nani della miniera di Raibl Uno studioso tedesco, il prof. Schneiderhohon, che studiò in più occasioni la miniera di Raibl, in alcuni suoi scritti del primo Novecento esprimeva il parere che nani di origine veneta si erano impratichiti nel duro lavoro di scavo di piccole gallerie a forma di ogiva ritrovate nella parte più antica della miniera e sarebbero poi emigrati in Germania. È curioso che alcuni autori per avvalorare l’ipotesi dell’autore tedesco citano il ritrovamento, nelle miniere tedesche, di piccoli scheletri umani con accanto caratteristici arnesi primitivi riguardanti il lavoro del minatore. Per le popolazioni venete i nani che avevano scavato le gallerie erano di origine tedesca. In ultima analisi nessuno voleva assumersi per motivi di prestigio della "razza" la paternità di una popolazione di nani. L'unica certezza è che il duro lavoro è stato svolto da maestranze che operavano in condizioni disagevoli di scavo che si trascinavano a carponi nelle gallerie minerarie. Il nano della miniera Questa favola istriana è legata alla Valle dell’Arsia, ora in Slovenia, dove il 28 febbraio 1940, a causa di uno sfruttamento intensivo e poco rispettoso della sicurezza dei minatori, dettato dalla svolta economica autarchica decisa da Mussolini, perirono 185 minatori; gli intossicati, circa 150, erano cittadini italiani, di nazionalità italiana, croata e slovena. Fu sicuramente uno dei più gravi disastri della storia mineraria italiana e probabilmente mondiale; poco si seppe a causa del controllo politico sulla stampa. La storia narra di un poverissimo minatore che lavorava in una miniera di carbone e a malapena riusciva a sfamare i suoi numerosi figli e la moglie. Un giorno afflitto dalla disperazione si accasciò per terra lamentandosi del suo triste destino. Una voce lontana fece il suo nome e apparve un nano che gli propose un patto: l'avrebbe aiutato ma il guadagno doveva essere diviso perfettamente a metà. Il minatore di buon grado accettò quell'aiuto insperato. Il guadagno settimanale crebbe enormemente, si lavorava a cottimo e come promesso il guadagno venne diviso esattamente a metà. Così la divisione avvenne anche la settimana successiva, ma avanzò una moneta. Nessuno dei due voleva appropriarsi della moneta finché al minatore venne l'idea di tagliarla in due parti e darne metà a ciascuno. Il nano, riconosciuta l'onestà del minatore, gli lasciò anche la sua parte e scomparve felice di aver trovato un uomo così onesto. Il castigo di Dio Si narra che le miniere del Rio Fuina, presso Pesariis, siano state sfruttate nell'antichità per l’estrazione dell’oro. Per cupidigia i minatori non rispettavano il riposo domenicale, così Dio adirato fece franare tutte le gallerie e morire tutti i minatori, cancellando ogni traccia della miniera. Nella zona del Rio Fuina sono presenti mineralizzazioni, ma non si nota nessun indizio di sfruttamento minerario, che ci sia un fondo di verità in questa storia tramandata da generazione in generazione?

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