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La modalità del cammino e il suo spazio di ricerca

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Gerusalemme centro del mondo XV sec.

LE ANTICHE VIE DEI CAMMINI di Marino Del Piccolo

Qualche rudere antico come l’Hospitale di San Tomaso, le sue vie antiche a pezzi e altri segnali remoti, dovranno bastare per ricordarci del cammino, la possibilità più antica e ancora la più rivoluzionaria. è una pratica di liberazione, anche quella più difficile, quella da sé. Chi si ferma tende a creare confini e a diventare pesante sulla terra e nella cultura. Chi è in cammino ha bisogno di vie, di relazioni, che aprono i confini e le idee, che sviluppano culture accoglienti, adatte per l’incontro delle diversità: è il segreto dell’umanità o meglio un lascito, una memoria primaria rappresentata sui libri iniziali di ogni sua civiltà. Chi resta e chi cammina, sono le due modalità complementari, ognuno è tenuto a riconoscere quale è la sua. Il cammino è un metodo generale per cercare rischiando di trovare veramente: vale per la condizione individuale, per l’amicizia, la famiglia, la coppia, il lavoro, la comunità, la civiltà, la scienza, per la ricerca dell’altro. Da un cammino si può tornare con cento amici per sempre, perché ogni persona potenzialmente lo è. Si può essere in cammino anche restando fermi e non è sufficiente camminare per essere in cammino. Ma può essere necessario sbloccare i cinematismi fisici e geografici per riattivare anche quelli relazionali culturali e interiori. In cammino, con la fatica, è più difficile tenere maschere, migliaia di passi le fanno sgretolare, si porta con sé solo l’essenziale e si confida sull’incontro. È più difficile sorvolare, fingere, devi trovare la strada e imparare a chiedere. Un passo dopo l’altro, sulle vie antiche, si trovano storie perdute e incontri nuovi, relazioni che aiutano a superare i pregiudizi e le paure costruite dalle propagande che continuano a dividere e a manipolare la comunità polverizzata, di individui, schiavi perfetti, quelli che pensano di essere pure liberi, e devono farsi la spesa e da mangiare separati da muri sempre più alti. Propagande che confondono le responsabilità del mercato economico geopolitico che sta conducendo, anche con il consenso sempre più consapevole, in un grande gioco globale, da cento anni, una guerra permanente che si sposta continuamente sulla pelle di popoli di cui non sappiamo niente e a cui dobbiamo molto. Quelli dall’altra parte del Mediterraneo siamo sempre noi cento anni fa, nella prossima vita, adesso. La contrapposizione seduce, fa palinsesto, soddisfa gli istinti primitivi. Ma in cammino è come rifare il percorso evolutivo, ritrovi il nostro ruolo di umani liberi che non è quello di soddisfare sempre meglio i bisogni primari, ma è quello di riconoscere la forza più potente di tutte e di cui siamo parte. L’unica energia che non possiamo vendere o comprare, ma che rende straordinaria la nostra vita, fa splendere i nostri volti. La troverai ovunque nella natura, nel tuo corpo, nei sogni, nell’aria, nelle relazioni e sulle vie antiche che sono i manoscritti principali della storia delle relazioni dell’umanità. Tutti la stanno cercando da sempre e sanno il suo nome. Mistici, filosofi, padri della scienza convergono su questo. Non è una questione spirituale, è una questione tecnica, oggettiva. O almeno in parte lo è. Come non vedere? Ecco, questo è il messaggio. C’è una specie di mappa antica, che chiede di essere ripresa in mano, dove inizio e fine coincidono e in cui il percorso non cambia nulla, ma vale tutto. La libertà.
Il cammino laico? Certo, sempre. Ma si possono evitare quei solchi profondi lungo le antiche vie? La storia, anche quella della nostra terra, è scritta in quei solchi, lungo quelle linee e lì le pagine sono disposte con i numeri progressivi. Si possono leggere insieme il territorio, l’arte, le relazioni e, come una linea ininterrotta, la storia della speranza e della cura dell’umanità.
San Tommaso e San Martino sono tra quei solchi profondi sul cammino lungo le antiche vie. Tommaso ha creato un ponte con il resto del mondo antico, un ponte di relazione con le altre culture e religioni che ha dato frutti straordinari, come l’ospedale gratuito, un filo continuo che forse si stava perdendo e che ora forse può salvarsi. San Tommaso apre tutta la visuale sul nostro prossimo.
È anche una figura chiave per ragionare, o per smettere di farlo, sull’incontro con il Risorto. è la figura chiave per esplorare i limiti della nostra ricerca l’estremità ultima e per sfiorare l’idea, il sogno di toccare Dio. Al di là della fede, con quella chiave si può esplorare lo spazio di movimento e di ricerca dell’uomo. Nel Vangelo di Giovanni Gesù gli dice di avvicinarsi e di mettere la mano sul suo costato e sulle ferite. E Lui rispose “Mio Signore e Mio Dio”. Non si dice che lo ha toccato, ma che lo ha riconosciuto come Dio. Forse non ha avuto bisogno di toccare o comunque non è stato un fatto determinante.
Il desiderio di toccarlo è stato bruciato sul filo dalla fiducia e dal riconoscimento dell’impensabile. In realtà conquista la possibilità di riconoscerlo solo dopo che Gesù per primo ha riconosciuto Tommaso e il suo desiderio. Il riconoscimento dell’uomo da parte di Dio è il prerequisito del riconoscimento di Dio da parte dell’uomo. Certo, solo per grazia, il passivo teologico ecc., ma c’è il rischio di attendere una chiamata che c’è già stata, dall’inizio, ci ha chiamato in ogni modo ma non l’abbiamo sentita, ci ha cercato attraverso la memoria e non l’abbiamo ricordata, era in ciascuno e non l’abbiamo mai accolto. In questi luoghi, nella memoria, nell’altro, nell’ascolto, l’esperienza di Tommaso sembra ripetibile. Non è una questione mistica, ha a che fare con lo spazio corporeo e antropologico e le sue relazioni, i suoi ambiti di ricerca e i suoi limiti e con la contemplazione, con la pratica del cammino, dell’accoglienza, del servizio e della cura. San Tommaso è il patrono di architetti e ingegneri, costruiva edifici che stavano su al di qua e al di là.
Tutto quello che avremo visto e toccato lungo il cammino sarà tutto stato necessario. Ma la parte più importante della meta del cammino non sarà quella che avremo toccato ma quella che avremo sentito e 'realizzato' anche nel tempo differito.
Anche la preghiera incessante consente un’esplorazione decisiva. È una modalità antica. Anche San Martino la praticava. Pregava continuamente e quando doveva sospendere proseguiva con il corpo, con tutto di sé, con le mani mentre faceva e con i piedi mentre camminava e con il battito del cuore. Ha provato la preghiera incessante e per non interromperla ha chiesto di proseguirla al cuore. E così ha scoperto che il cuore la stava già facendo da prima, da sempre. Ognuno è tenuto a scoprirlo. Non si può insegnare a pregare al cuore. Già lo sta facendo, dall’inizio con tutte le cellule, che sapevano già. Siamo gli ultimi a saperlo. Frammenti di mappe geografiche e delle relazioni, contenuta in una mappa principale dove inizio e fine coincidono e in cui il percorso non cambia nulla, ma vale tutto. La libertà. Immagini sfuocate di una mappa che il cuore conosce. Poco più di un muscolo, può essere anche trapiantato, ma sa della mappa intera. è un segnale remoto. Impossibile da sentire.

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