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Il Museo e le collezioni Pittaro: la Versailles del vino

N. Benois, alcova, Museo Pittaro copia

L'arte e il territorio del Friuli di Gabriella Bucco

L’autunno è la stagione più adatta per parlare delle collezioni e del museo del vino di Pietro Pittaro.
Enologo, viticoltore, presidente di numerosi istituti vitivinicoli, insignito di prestigiose onorificenze italiane e francesi, ideatore della rivista Un vigneto chiamato Friuli ha un animo d’artista, appassionato non solo di arti figurative, ma anche di musica. Il suo è un gusto realista (non a caso predilige Otto D’Angelo) scenografico e fastoso, “alla russa” data la sua amicizia ventennale con Nicola Benois (Oranienbaum Pietroburgo, 1901 – Milano, 1988). Figlio di Alexander Benois (San Pietroburgo, 1870 – Parigi, 1960) pittore, coreografo collaboratore di Leon Bakst e Serge Diaghilev, Nicola ereditò dal padre la vena artistica. Nel 1923 emigrò in Francia, da dove la famiglia Benois era fuggita durante la rivoluzione francese, qui collaborò come scenografo ad alcune produzioni dei Balletti russi, dove l’arte occidentale si mescolava con la tradizione popolare orientale nei vivaci colori. Nel 1935 divenne scenografo alla Scala di Milano lavorando con Luchino Visconti, qui incontrò e si sposò con la soprano Disma De Cecco, originaria di Codroipo dove la coppia spesso soggiornava entrando in amicizia con i Pittaro.
«Uomo di cultura ed elegante nel discorrere chiamava la mia azienda la Versailles del vino: veniva sempre durante la vendemmia e gli piaceva cenare con gli operai» ricorda Pietro Pittaro, che lo paragona per il fine umorismo a Totò. Alla sua morte, Pietro Pittaro salvò dalla dispersione quadri e oggetti, alcuni dei quali furono da lui donati ai Musei russi, mentre altri, come una preziosa alcova decorata con schizzi di abiti di scena, fa bella mostra di sé nel Museo del vino. Qui emoziona accarezzare il pianoforte di Diaghilev comprato da Alexander Benois e trasportato da Mosca a Parigi, da Parigi a Milano e di qui a Codroipo per approdare nella stanza luminosa aperta sui vigneti.
L’estroso Pietro Pittaro si è anche cimentato nel campo delle etichette, le sue intuizioni grafiche rielaborate dall’artista Arrigo Buttazzoni hanno portato alla creazione di un etichetta speciale per il 2000 con una scenografica coppa di spumante che contiene il globo tra putti e vitigni. Ancora in produzione è l’etichetta del moscato rosa: l’ispirazione, racconta Pietro Pittaro, gli è venuta dall’immagine vista in Canada su un cofanetto di dischi di Valzer di Strauss. L’immagine, forse il Sogno di un Valzer del cartellonista triestino Leopoldo Metlicovitz (Trieste, 1868-Como 1944), si è trasformata nel Valzer in rosa, a riprova dell’intuito artistico dell’enologo.
Pietro Pittaro con l’occhio lungo e addestrato dell’appassionato iniziò a raccogliere oggetti relativi al vino nel 1961, quando era direttore della Cantina di Bertiolo. Cominciò a raccogliere oggetti in rame per arredare la sua casa: erano gli anni, ricorda la signora Paola Pittaro, in cui la plastica era appena stata inventata e gli straccivendoli schiacciavano i secchi in rame per deporne di più nel triciclo, sostituendoli con quelli in moplen, il marchio che commercializzava il polipropilene.

Un originale Museo del Vino con collezioni uniche.
Dal 1961 Pietro e Paola Pittaro hanno dunque composto un singolare Museo del vino, completamente diverso dagli altri basati sugli attrezzi usati nel mondo contadino. Sono rappresentati anch’essi è ovvio, ma le collezioni, quanto mai varie, esprimono anche una raffinata cultura borghese ed aristocratica del vino, più legata al mondo dell’arte che a quello antropologica e popolare.
Ci sono tipologie di raccolte uniche in Italia: per quanto riguarda la ceramica gli arlecchini di Otello Rosa (Venezia, 1920- Montebelluna 2007), direttore artistico delle ceramiche San Polo (1947-1959) e circa 2000 bottiglie in ceramica di una ditta bresciana, acquisite in blocco dopo la chiusura negli anni ’70. 32 Cave a Liqueurs, preziosi contenitori in legno artisticamente lavorati e decorati con intarsi e contenenti bottiglie di liquore e bicchierini. Inizialmente usate dai nobili per i loro spostamenti in carrozza si datano dal 1830 al 1930 e sono di provenienza inglese e francese, tranne un unico esempio ottocentesco italiano in vetro di Murano dorato. Le raccolte di cristalli e vetri sono sempre stati la passione di Pietro Pittaro: ha iniziato da bicchieri e boccali in cristallo, dove il vero artista è l’incisore che decora il manufatto, per poi convincersi che i veri capolavori sono i vetri soffiati di Venezia dove il maestro vetraio crea l’opera d’arte in pochi minuti senza avere la possibilità di correzioni. Le raccolte spaziano dai vetri del ‘400 ai maestri vetrai del ‘900: Venini, Barovier tra i più importanti. Ai vetri preziosi si affiancano quelli di gusto rusticano: le bottiglie da vino, alcune risalgono alla fine del ‘700, le damigiane e i contenitori in vetro usati nelle osterie.
In un settore del museo sono state anche allestite tutte le botteghe artigiane che hanno a che fare con la lavorazione del vino: la stamperia delle etichette, la bottega del bottaio, quella dei ferri, la vetreria per le bottiglie, la mescita, la distilleria artigiana e la raccolta di carri per il trasporto delle botti.

La collezione di Bastoni da passeggio per amanti del vino
Negli anni ’70 Pietro Pittaro iniziò la collezione di bastoni esposta nel Museo del Vino: 191 sono disposti nelle bacheche, mentre 200 bastoni etnici e rustici sono disposti nel museo. I bastoni collezionati da Pietro Pittaro si datano prevalentemente all’Ottocento, gli esemplari più antichi risalgono al ‘700 e i più recenti in vetro veneziano al 1930 e hanno in comune decorazioni e accessori di soggetto vitivinicolo.
La raccolta è legata al vino e raccoglie un gran numero di bastoni accessoriati, cioè contenenti oggetti riferibili all’enologia: cavatappi per lo più, ma anche bicchierini, fialette di liquori, posate, misuratori del livello delle botti, alcoolometri. Prevalgono i bastoni maschili, ma non mancano quelli femminili, più sottili e leggeri e se cavatappi deve essere, lo sarà in questo caso per i flaconi di profumo!
Il collezionista compulsivo e appassionato Pietro Pittaro non dimentica mai la sua passione artistica ed ha una vera considerazione per il pittore Otto D’Angelo, che quest’anno è stato premiato a Bertiolo per la sua lunga attività. Vicino alle bacheche dei bastoni, sulla sinistra potrete osservare un triciclo che serviva a trasportare bottiglie e damigiane. «Era tutto arrugginito – ricorda Pietro Pittaro - l’ho messo a posto e ho chiesto a Otto di dipingerlo con immagini di vita contadina e del vino».

Bibliografia:
Sito:www.vignetipittaro.com
Intervista a Pietro Pittaro, febbraio 2018.

Aldo Gerardi, Renzo Traballesi, Alberto Zina, Bastoni: materia, arte, potere Priuli & Verlucca, Aosta 2006
Renzo Traballesi e Aldo Gerardi, Bastoni d'arte popolare, Priuli & Verlucca, Aosta 2008.
G. Serafini, Il colôr dal Friûl. Otto D’Angelo resoconto di una passione, in “Tiere furlane/ Terra friulana”, n. 21, a.VI, 2014, pp. 6-20.
G. Bucco, L’etichetta in Friuli. Storie di artisti, designer e aziende grafiche, in E. Costantini, Storia della vite e del vino in Friuli e a Trieste, Forum, Udine 2017, pp. 501-521.
Borghi e civiltà contadina nei colori di Otto, Comune di Bertiolo, s.d.
L’arte del vino: i bastoni di Pietro Pittaro e i dipinti di Otto D’Angelo a cura di G. Bucco e L. Iacuzzi, catalogo della mostra di Bertiolo, 10-25 marzo 2018.

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