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Il giorno in cui Maria diventò grande

disegno per fiaba di Consuelo Cudicio2

TRA I SENTIERI DELLE FIABE a cura di Angelica Pellarini, testo di Consuelo Cudicio illustrazione di Emma Nimis

Maria è una bambina simpatica e carina. Un po’ viziata, capricciosa e si annoia facilmente. Ha sei anni, vive in una grande casa sulle colline. La sua casa è piena di stanze e in ogni stanza ci sono molte cose: libri, giocattoli e il televisore. Insomma, tutte le cose che ci sono nelle case, ma molte di più.
Maria abita insieme ai suoi genitori, una cameriera, una baby sitter e il cane Pablo.
Maria trascorre le sue giornate tra la scuola e la palestra di ginnastica artistica, il corso di tennis, quello di inglese e le lezioni di chitarra. Ad accompagnarla ovunque è sempre la baby  sitter Ingrid.
Mamma e papà lavorano da mattina a sera e a volte stanno fuori città per giorni interi. Un giorno, all’uscita da scuola, Maria andò svogliatamente verso la baby sitter e vide una compagna correre con gioia verso una donnina che l’aspettava con le braccia aperte in fondo alla scalinata. Maria restò ferma a guardare quell’abbraccio e avvertì una morsa alla bocca dello stomaco. Qualcosa che somiglia in parte all’invidia e in parte alla malinconia. Non fu capace di non pensare a quel che aveva visto per il resto della giornata e ci pensò anche il mattino dopo, appena sveglia. Sentiva di essere arrabbiata con la sua compagna, ma non capiva il perché. Un giorno chiese alla sua compagna chi fosse la donna che veniva a prenderla. Era troppo anziana per essere sua madre e troppo amorevole per essere la sua baby sitter.
-È la nonna.
Maria sapeva cos’è una nonna, ma non ne aveva neanche una.
Il giorno dopo Maria andò a scuola e volle sapere tutto sulle nonne. Voleva sapere che cosa fanno, cosa dicono, come passano il tempo e la sua compagna rispose con entusiasmo a tutte le sue domande.
Quando tornò a casa finalmente sapeva molte cose sulle nonne. Sapeva che sono quasi sempre anziane, che profumano di torta, che hanno i capelli pieni di lacca, gli occhiali e che sono sorridenti, buone e sanno cucinare. Sapeva che raccontano fiabe e anche poesie e se non ne hanno più da raccontare allora parlano dei giorni passati e del tempo svanito, facendo sembrare tutto un film con personaggi tutti belli.
-Voglio una nonna- disse alla madre.
La madre si fece triste in viso e uscì dalla stanza, per andare dal marito. Maria provò a origliare, ma sentì solo alcuni “frantumi” di frasi dietro la porta.
Maria pianse quella sera, nella sua cameretta, sola con le bambole e i peluche e chiese a Pablo:
-Vuoi essere tu la nonna?
Capì che nessuno le avrebbe dato una nonna e che nessun regalo avrebbe colmato quel vuoto. Quella sera, di colpo, Maria diventò grande.
Un giorno, però, qualcosa di bello accadde. Maria tornò da scuola e vide il tavolo apparecchiato, i fiori e una donnina seduta su una sedia. Maria mosse piccoli passi, fino ad avvicinarsi a lei che tese la mano per accarezzarle il viso. Non profumava di torta, ma di un profumo buono che riempiva la stanza. Le mani erano piccole e morbide, con tante rughe sul dorso. I capelli corti e biondi non avevano la lacca.
Maria pensò fosse bella e si lasciò avvolgere dal suo abbraccio.
-Ciao- le sussurrò.
Non poteva dir molto, perché in gola teneva stretta la gioia che l’avrebbe fatta scoppiare in un pianto, se solo avesse pronunciato quelle parole: “Ciao nonna”.

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