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I bachi da seta di Caterina Percoto

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La contessa Caterina Percoto, nata a Soleschiano del Friuli nel 1812, era una donna straordinaria: fantasiosa, dinamica, colta, simpatica, grande lavoratrice, si dedicava non solo alla scrittura di novelle ma anche all’educazione delle ragazze, alla politica, alla casa (adorava cucinare e soprattutto mangiare bene!) e, straordinario per i tempi e soprattutto per una donna nobile, alla gestione delle sue terre: aveva infatti poco più di 40 anni quando alla morte della madre Teresa si trovò sulle spalle, oltre alla famiglia del fratello Costantino, anche un patrimonio terriero dissestato. ‘Ho bisogno di gente che lavori’, scrive un giorno Caterina 'e così il gastaldo e il fattore me lo faccio da me'. Il suo primo approccio alla nuova attività è ovviamente da intellettuale come dimostrano i numerosi abbonamenti a diverse pubblicazioni periodiche dedicate all’agricoltura, alle innovazioni tecnologiche, alla politica e alla scienza come l’Amico del contadino, il Bullettino della società agraria, l’Osservatore Triestino e l’Annotatore Friulano. Da questi giornali la Percoto raccoglie dati, informazioni, approfondimenti ma soprattutto si appassiona all’idea di innovare il modo di fare agricoltura, lasciando le vecchie consuetudini che ormai avevano dimostrato la loro inefficacia. Eccola allora ‘importare’ in Friuli per la prima volta le vitelline di razza Swift (che pare fossero le antesignane dell’attuale pezzata rossa friulana), le galline ‘razza America’, ma soprattutto un particolare tipo di baco da seta, più resistente al clima umido della zona, direttamente della Transilvania. Adesso tutto questo sarebbe semplice: una navigata sul web, la possibilità anche per una donna di incontrare professionisti del settore o andare in Transilvania in poche ore senza essere accompagnata. E della lingua usata per comunicare, cosa si può dire? Ai tempi l’inglese ‘come lo usiamo noi’ non c’era… ma ci voleva ben altro per far desistere da un progetto così ambizioso una donna tanto tenace. Con un fitto carteggio, l’aiuto degli imprenditori e intellettuali liberali con cui aveva stretto anche grandi amicizie, il lavoro incessante fatto soprattutto di notte a lume di candela (quando le incombenze della casa, dei nipoti e dello scrivere le lasciavano un po’ di respiro), finalmente i bachi da seta raggiunsero Soleschiano dalla lontana Romania. Per rigor di onestà, bisogna dire che poi il progetto ebbe un esito funesto perché i bachi arrivarono a destinazione già colpiti da una malattia che li fece morire quasi subito, suscitando l’ira dell’energetica contessa. Ma questo particolare conta poco: importante infatti è cogliere da questo piccolo aneddoto il vero spirito combattivo e indipendente di una delle scrittrici più entusiasmanti e innovative del tempo, capace di esserci ancora d’esempio in un mondo in cui l’iniziativa personale è tanto importante quanto difficile da perseguire.

Elisabetta Feruglio

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