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Come nasce un libro per ragazzi?

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ARTISTI E CAPOLAVORI DELL'ILLUSTRAZIONE PER RAGAZZI di Marina Tonzig

Piccola indagine a puntate per capire come è cambiata la progettazione in cinquant’anni di editoria per ragazzi ripercorrendo l’esperienza di alcuni esperti del settore.
Ne parliamo con Mafra Gagliardi, autrice dei primi libri illustrati da Štepán Zavrel.

Se guardiamo ai meravigliosi libri illustrati per ragazzi creati dagli anni Sessanta ad oggi - ognuno ha i suoi preferiti - possiamo forse solo immaginare la preparazione, la tecnica e il lavoro di progettazione che ci sta dietro. Di fronte però ad altrettanti libri, che il mercato editoriale sforna in modo dissennato, a onor del vero, la certezza di avere tra le mani un libro di qualità comincia a scricchiolare. Ed è quando cominci a sfogliarne le pagine, che la certezza della primaria intuizione prende piede e ti fa dubitare… non solo dell’intenzione editoriale, ma soprattutto degli standard qualitativi che editore, autore, illustratore, propinano al povero lettore. Certo le tecnologie avanzano, spuntano nuove tecniche e le espressioni artistiche cambiano, così come le tematiche, ma la progettazione iniziale che fine ha fatto?
Un maestro dell’illustrazione come Štepán Zavrel, mancato nel 1999, artista-artigiano, grafico, illustratore, talent scout di giovani talenti, editore ed art director di gallerie d’arte (si veda il mio articolo sull’artista in Lo Scatolino n. 22/dicembre 2018), ha pure redatto una sorta di manifesto su come nasce un libro illustrato per l’infanzia, passando in rassegna dettagliatamente le diverse fasi della realizzazione del progetto. Perché di progettazione effettivamente si tratta.
A riguardo vorrei citare alcuni passaggi di un testo tuttora fondamentale, scritto dall’artista: ‘Come nasce un libro: la creazione di un libro illustrato per l’infanzia’, testo di Štepán Zavrel, p. 37, in ‘Štepán Zavrel. 30 anni d’illustrazione per l’infanzia, catalogo della mostra curata da Livio Sossi a Palazzo Costanzi, Trieste, Ediz.AZ Verona, 1991. Si tratta di un testo molto dettagliato che si rivolge sia agli ‘addetti ai lavori’, sia al lettore che trova stimoli interessanti.
“All’origine di ogni libro c’è un’idea. Consapevole dell’importanza degli impulsi che formano la crescita di un bambino, lo scrittore raccoglie alcuni fatti più o meno fenomenali dell’ambiente che lo circonda e li trasforma in un racconto. Spesso li interpreta semplificandoli o altrimenti li arricchisce rivestendoli di una forma fiabesca o addirittura li trasporta in un altro luogo o in un altro tempo per far meglio risaltare l’idea che il racconto contiene. Il racconto può essere frutto immediato di un momento d’osservazione, come può richiedere parecchi mesi di riflessioni e di ripensamenti per portarlo a termine. Scritto e riscritto, corretto, letto e ricorretto, confrontato con il mondo del bambino cui è indirizzato, finalmente il manoscritto è terminato ed è pronto per essere presentato all’editore.”
Proseguendo nella sua analisi Zavrel afferma che l’incontro tra editore, autore e illustratore è molto importante e deve svolgersi “in un clima di amicizia e franchezza”, in cui l’autore deve dimostrarsi disponibile a “semplificare il testo dandogli più chiarezza”, tenendo conto che “osservazioni e suggerimenti dell’editore fanno spesso cambiare all’autore alcuni particolari del racconto. (…) Una volta concordi, editore, scrittore ed illustratore stabiliscono le condizioni per la realizzazione del libro (formato, numero delle pagine, proporzione fra testi ed illustrazioni, viene suggerita la tecnica del disegno). A questo punto l’illustratore può cominciare i suoi preparativi. (…) Indirizza la sua ricerca sia nell’ambiente storico sia in quello etico-culturale del paese dove si svolge il racconto”, raccogliendo nelle biblioteche materiale su luoghi e costumi di vita, “se possibile, visita i posti, disegnando durante il suo soggiorno e raccogliendo documentazione fotografica dei luoghi” e delle persone che incontra. “Dopo aver ottenuto tutte le informazioni possibili e fatta sua l’atmosfera del luogo in cui si svolge la storia, l’illustratore incomincia i disegni preparatori del racconto. Definisce i personaggi, li cala nell’ambiente, ricrea l’atmosfera, li veste, decide infine la tecnica da usare per i disegni: tempera, acrilico, acquerello, china colorata, pastello, collage, incisione o tante altre. Visita periodicamente i bambini delle scuole elementari per sottoporre al loro giudizio le soluzioni grafiche del libro. Consulta gli insegnanti che meglio conoscono le capacità dei loro allievi.” Quando è anche l’autore dei libri consulta i bambini per un confronto diretto sulla storia: “l’illustratore fa propri i suggerimenti dei bambini affinché essi comprendano bene il messaggio a loro diretto. A questo punto si preparano gli abbozzi del futuro libro, ormai molto dettagliati, quasi definitivi. (…) L’illustratore inserisce i personaggi nel loro ambiente creando le prime tavole destinate al futuro libro. Deve tener conto della lunghezza del testo e calcolare nel dipinto gli spazi necessari per il suo inserimento durante la stampa. Il lavoro procede abbastanza lentamente. (…). Ma le pagine devono avere il loro ritmo. “A questo scopo viene studiato il susseguirsi delle pagine coordinando i colori nelle varie tonalità, cosicché il bambino, senza accorgersene, passa da una tonalità all’altra e solo più tardi scoprirà il ritmo raffinato del colore nascosto sotto l’apparente ingenuità dei disegni: una conquista per tutta la vita. Durante il suo lavoro non sempre l’illustratore è soddisfatto dei risultati, perciò rifà il disegno anche tre, quattro volte per raggiungere lo scopo prefissato. Finalmente, dopo diversi mesi di lavoro, le illustrazioni sono terminate e pronte per essere sottoposte all’editore”. La fase finale della progettazione “é un momento molto delicato ed importante che richiede una reciproca stima e comprensione (…). Dopo lunghi ed attenti scambi di idee, spesso contrastanti, si raggiunge un accordo: si eseguono le correzioni ed i rifacimenti, ed il materiale viene consegnato al laboratorio di fotolito. Dopo tutte le fasi tecniche di stampa, il libro sarà pronto per essere divulgato.”
Questa sorta di ‘Codice procedurale’ di chi aveva deciso di dedicarsi al libro per ragazzi cominciando dalla metà degli anni Sessanta come autore e, poco dopo, come editore di una delle storiche case editrici per l’infanzia, Bohem Press, risale al 1991. L’esperienza biografica difficile e la volontà di realizzare a tutti i costi le sue aspirazioni creative, lo portano a viaggiare e a dividersi tra diversi lavori, confrontandosi con grandi maestri, tecniche e realtà culturali. è in costante movimento tra cinema d’animazione, teatro, arte, illustrazione e grafica pubblicitaria, tutti settori in cui la progettazione è fondamentale. Appunti, bozzetti, schizzi preparatori, storyboard, impostazioni dei menabò, tutti i suoi lavori si muovono in una progettazione iniziale dettagliata e strutturata, arricchita dalla leggerezza dell’intuizione e dallo sviluppo creativo dell’ispirazione.
Si veda per esempio la creazione del libro ‘Il Pesce Magico’, dove Zavrel muoveva i primi passi nel libro per l’infanzia e, dopo l’incontro folgorante in Italia con Lele Luzzati e forte della passione per il teatro, l’arte e soprattutto per il cinema d’animazione (suo primo amore), decideva di rivolgersi all’editoria per l’infanzia per dare ai propri disegni un’identità artistica autonoma dalla pellicola. Il libro viene creato con la collaborazione di Mafra Gagliardi, pubblicato per la prima volta da Annette Betz a Monaco nel 1966.
Così racconta Mafra, studiosa di teatro ragazzi, autrice dei primi libri illustrati per l’infanzia dell’artista…
 “Nevicava fittamente quella sera di Pasqua del ’64 quando in una birreria di Monaco, con un gruppo d’amici, Štepán ha lanciato l’idea di provare a fare insieme io e lui, un libro per bambini. Io mi occupavo già di cultura infantile, lui, dopo le esperienze con il cinema d’animazione di Trnka e di Gianini/Luzzati, voleva sperimentare nuove forme espressive. Non ricordo chi di noi due pensò per primo al GoldenFish di Klee della Kunsthalle di Amburgo: so che fummo subito d’accordo su questo, che la storia si sarebbe sviluppata a partire da lì, da quell’immagine magica di Klee, e che sarebbe iniziata e si sarebbe conclusa in un Museo. Io avrei pensato al testo, Štepán alle immagini e a trovare l’editore. Il progetto ci sembrava bellissimo ed eravamo pieni d’entusiasmo. Brindammo con gli amici e uscimmo allegri sotto la nevicata primaverile.
Sarebbero passati molti mesi prima che il libro fosse pronto: mesi in cui ci scambiammo per lettera prove di testo, ipotesi, correzioni. Štepán mi spedì lo storyboard e io adattai il testo alla scansione delle sue illustrazioni. Ci furono anche delle calamità impreviste: l’acqua filtrata dal tetto in una notte di temporale distrusse tutte le tavole, a cui Štepán stava lavorando nel castello di Brazzà, ospite dell’amico Corrado Pirzio-Biroli e lui fu costretto a rifarle in una settimana di lavoro ininterrotto, giorno e notte.
Il libro uscì nel ’66, con il titolo Der Zauberfish, per i tipi di Annette Betz di Monaco. Seguirono, nel ’69, un’edizione inglese (The Magic Fish) per la Mac Donald di Londra, una americana per la Putnam’s Sons di New York e una giapponese per la Gakken di Tokio” e viene riedito nel 2010 in italiano da Bohem Press Italia. Aggiunge la Gagliardi: “la storia del piccolo pesce magico che rinuncia ad avventure e onorificenze perché sente che il suo posto è tra i quadri di un museo e nel suo rapporto con i visitatori bambini, contiene in nuce quella che allora era un’intuizione, diventerà in seguito il centro focale dell’attività di Štepán illustratore e l’idea guida di tutte le mie ricerche nel campo della ricezione infantile del teatro. Oggi sono convinta della necessità di offrire ai bambini un’esperienza estetica precoce, perché il linguaggio dell’arte è fondamentale per la loro crescita, il loro benessere psichico, il loro “nutrimento” interiore. Ed è importante creare una consuetudine in questo senso. C’è differenza tra consumo e consumazione estetica. Il primo è casuale, superficiale ed effimero. La seconda - la distinzione appartiene a Matisse - è “consapevole, mirata, attiva”. è a questo tipo di “consumazione estetica” che si dovrebbe gradualmente allenare il lettore bambino”.
(CONTINUA…)

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